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	<title>Puramentecasuale &#187; Interviste</title>
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	<description>Ogni riferimento al gioco del tennis è...</description>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Mauro Campanelli</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 15:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Non tutto è da buttar via, qualcosa di buono a cui attaccarsi c&#8217;è, è sufficiente avere la giusta volontà, mettere insieme le persone adatte, e far funzionare le idee che troppo spesso non riescono a realizzarsi. Organizzare un simposio internazionale sul tennis è piuttosto complicato, un vera impresa aggregare alcuni dei maggiori esperti del settore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/10/microfono2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3787" title="microfono" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/10/microfono2.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a>Non tutto è da buttar via, qualcosa di buono a cui attaccarsi c&#8217;è, è sufficiente avere la giusta volontà, mettere insieme le persone adatte, e far funzionare le idee che troppo spesso non riescono a realizzarsi. Organizzare un simposio internazionale sul tennis è piuttosto complicato, un vera impresa aggregare alcuni dei maggiori esperti del settore, convincerli della bontà dell&#8217;iniziativa, preparando qualcosa di unico almeno per il nostro paese. Eppure è dal 1999 che il maestro Mauro Campanelli cerca di dare un segnale, di offrire a qualunque appassionato due giorni di alto profilo, in cui trovare competenze ed esperienze preziose, da punti di vista molto diversi tra loro, ma con il preciso scopo di aumentare la possibilità di confronto.<br />
<strong><span style="color: #000000;"> Qual&#8217;è stato lo spunto di partenza per organizzare il simposio nel 1999?</span></strong><br />
Tutto è partito dall&#8217;esigenza di creare un aggiornamento alternativo a quelli della Scuola Nazionale Maestri, in modo da avere un&#8217;offerta più ampia, tentando di avvicinarsi a ciò che in Europa si faceva già da tempo.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Come si riesce ad avere i contatti necessari per invitare alcuni tra i personaggi più importanti del settore?</strong></span><br />
Grazie alla consulenza della rivista “Il tennis italiano” e qualche mia buona idea, siamo riusciti a convincere Atp e Img della validità della nostra iniziativa, acquistando nel tempo credibilità e affidabilità; il primo anno fu il coach di Thomas Muster, Ronnie Leitgeb, ad attirare ben 167 maestri, un successo inatteso per un&#8217;iniziativa ancora agli inizi.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Dove si svolge il simposio, ormai arrivato all&#8217;edizione numero dodici?</strong></span><br />
Fino all&#8217;anno scorso alla Pro Patria di Milano, ora allo Sporting Club di Milano 3, una struttura stupenda, dotata di ogni comfort, che da pochi mesi ha riaperto grazie anche all&#8217;intervento del maestro Franco Bonaiti.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Il simposio è valido come aggiornamento Uisp e Ptr; quanto è importante raccogliere insegnanti di diversi enti?</strong></span><br />
È determinante! Chiunque può partecipare, anche il semplice appassionato! Uisp e Ptr collaborano con noi da sempre, ma anche il Comitato Regionale Lombardo della Fit ci ha sostenuto, garantendo visibilità sul suo sito. Per me non c&#8217;è alcun tipo di preclusione, le porte del simposio sono aperte a tutti, spero nel futuro di intrecciare sempre più i contatti tra realtà differenti, che dovrebbero avere come unico scopo la crescita dei propri iscritti.<br />
<strong><span style="color: #000000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Quanto costa organizzare un evento così importante?</span></strong><br />
Gli sponsor purtroppo coprono soltanto una parte delle spese, molto aiuto ci viene da persone che offrono il proprio contributo gratuitamente, altrimenti sarebbe impossibile anche soltanto pensare un evento del genere. Per preparare tutto nei minimi dettagli occorrono 4/5 mesi, per qualcosa che dura appena due giorni. Non dimentichiamo che i relatori hanno un prezzo, Brad Gilbert chiede 30mila euro, David Wheaton 15mila; purtroppo a volte non possiamo soddisfare certe richieste economiche.<br />
<span style="color: #000000;"><strong> </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Quest&#8217;anno il titolo del simposio è molto curioso.</strong></span><strong><br />
</strong> Abbiamo pensato di comprendere meglio le differenze tra l&#8217;universo tennistico maschile e quello femminile, un confronto interessante, sviscerato dal punto di vista dell&#8217;insegnamento, dell&#8217;allenamento e della programmazione.<br />
<strong><span style="color: #000000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">I nomi dei relatori sono veramente importanti.</span></strong><br />
Spaziamo da Massimo Puci (coach di Andrey Golubev), a Alberto Castellani, da Max Sartori (coach storico di Andreas Seppi), a Daniel Romero (preparatore atletico della accademia Casal Sanchez). Insieme a loro interverranno anche Chip Brooks (direttore della accademia Nick Bollettieri), Luca Mondazzi (esperto in alimentazione), Fabrizio Caldarone (esperto di management sportivo) e Claudio Rigolo (tecnico di tennis sulla carrozzina).<br />
<strong><span style="color: #000000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Cosa ti aspetti dalle due giornate e quali persone ti senti di ringraziare?</span></strong><br />
Mi aspetto un altro momento per capire che è necessario unire forze e conoscenze, soprattutto nella categoria dei maestri, troppo spesso arroccati in posizioni individualiste, tese solo a coltivare il proprio orticello. Ringrazio tutte le persone che ogni anno mi aiutano a rendere il simposio un appuntamento impedibile, in particolare l&#8217;Avvocato Massimo Rossi, da sempre al mio fianco. Speriamo di superare le 200 presenze, e naturalmente di crescere ancora!</p>
<p>Unire le forze, aumentare il confronto. Sembrano due semplici passi, che nel tennis spesso diventano ostacoli quasi insormontabili. Un&#8217;iniziativa non è sufficiente, ma è meglio di niente; quando altre nasceranno forse la parola divisione sarà sparita dal vocabolario almeno dei maestri.</p>
<p>Andrea Villa</p>
<p>Il programma completo del simposio:<br />
<a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/10/12symposium.pdf">12symposium</a></p>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Viktor Galovic</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2010/10/18/lintervista-vera-a-viktor-galovic</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 18:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Conosco Viktor Galovic da quando era poco più di un bambino; ricordo ancora oggi i primi tornei di mini tennis, le sue facili vittorie, grazie ad un servizio già forte, nonostante le palle morbide ed il campo di ridotte dimensioni. È sempre strano assistere alla crescita di una persona, perché c&#8217;è un momento in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/10/microfono1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3698" title="microfono" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/10/microfono1.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a>Conosco Viktor Galovic da quando era poco più di un bambino; ricordo ancora oggi i primi tornei di mini tennis, le sue facili vittorie, grazie ad un servizio già forte, nonostante le palle morbide ed il campo di ridotte dimensioni. È sempre strano assistere alla crescita di una persona, perché c&#8217;è un momento in cui avvengono dei salti improvvisi, importanti passi in avanti, anche quando tutto sembra essersi fermato. Chi arriva a giocare nel circuito che conta, ha qualcosa da raccontare, una storia mai banale alle spalle, piena di interessanti curiosità.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Il tuo cognome non è italiano, dove sei nato?</strong></span><br />
Sono nato a Nova Gradiska, in Croazia, nel 1990; dopo la guerra nell&#8217;ex Jugoslavia mio padre ha cominciato a lavorare con continuità in Italia, fino a quando ha deciso di portare con sé tutta la famiglia.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>È vero che hai iniziato a giocare con il papà di Ugo Colombini?</strong></span><br />
È stato lui a mettermi la racchetta in mano per la prima volta, in un piccolo circolo dell&#8217;hinterland milanese; dopo poco più di un anno il club è stato costretto a chiudere, e così mi fu suggerito di trasferirmi al Tc Ambrosiano, dove avrei trovato Luca Bottazzi. Con Ugo ci sentiamo ancora oggi, chissà che un giorno non possa diventare il mio manager!</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Cosa ricordi in particolare degli anni da junior?</strong></span><br />
I pochissimi risultati, di cui mi sento totalmente responsabile. I maestri hanno sempre profuso con me il giusto impegno, sono stato seguito a dovere, purtroppo non ero cosciente delle mie possibilità, ma soprattutto degli obiettivi che potevo perseguire. È un grande rimpianto, che ha senza dubbio frenato la mia crescita tennistica, forse oggi sarei molto più forte.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Come mai non hai seguito Bottazzi nel momento in cui ha lasciato Tc Ambrosiano?</strong></span><br />
Ho preferito restare perché al circolo mi trovavo bene, cambiare era rischioso, anche se con Luca ero migliorato parecchio, in fondo mi consideravo appena un buon agonista, e non un prospetto proiettato verso il professionismo, quindi allenarmi dietro casa era la soluzione più comoda.<a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/10/DSC_2766-Copia1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3702" title="DSC_2766 - Copia" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/10/DSC_2766-Copia1.jpg" alt="" width="350" height="522" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Chi ti ha visto giocare nel recente Future di Napoli si è domandato da dove fossi sbucato!</strong></span><br />
Ho giocato particolarmente bene, battendo anche Vanni, che ha una classifica di tutto rispetto; con gli ottavi a Frascati ho raccolto i primi tre punti Atp, un bottino insperato per me, visto lo stop che ho subito a maggio per un infortunio ai legamenti della caviglia. Tra operazione e fisioterapia, sono rimasto fuori per tre mesi.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Un percorso particolare il tuo, quasi un balzo in avanti improvviso, in cui pochi avrebbero scommesso.</strong></span><br />
Principalmente è dovuto alla mia maturità, che ha di conseguenza aumentato convinzione e motivazione; negli ultimi tempi sono cambiato molto, prima dell&#8217;infortunio ero già consapevole di essere pronto per il tennis vero, ora ho qualche certezza in più. Per fortuna  ho sempre lavorato con impegno sul fisico, anche quando non vincevo una partita, e grazie al prezioso aiuto del maestro Fabio Menati, sono molto fiducioso per il futuro.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Sei stato anche a Tirrenia, che situazione hai trovato?</strong></span><br />
La struttura è ottima, forse un po&#8217; asettica nell&#8217;atmosfera; in campo gli allenamenti sono di qualità, c&#8217;è molta professionalità, ma non ho trovato sostanziali differenze con l&#8217;attività che svolgo nel mio circolo. Forse sarebbe opportuno affiancare giovani coach e giocatori a quelli già affermati, per rubargli un po&#8217; il mestiere, come fanno all&#8217;estero.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>A proposito di stranieri, come novizio nel circuito come ti sono sembrati?</strong></span><br />
Sono più disciplinati, e seguiti meglio; riescono a formare un gruppo anche persone di diverse nazionalità. Mi è capitato di vedere coach sconosciuti portare in giro ragazzi di differente provenienza come se fosse la cosa più semplice al mondo; da noi c&#8217;è molta divisione, la poca unità d&#8217;intenti non è produttiva.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro immediato e per i prossimi anni?</strong></span><br />
Vorrei finire bene la stagione, magari strappando ancora qualche punticino; il vero obiettivo resta quello di mantenersi giocando, e restituire i soldi che i miei genitori hanno investito su di me, privandosi quasi di tutto per permettermi di arrivare dove sono ora. I costi sono altissimi, gli sponsor garantiscono il materiale, ma appena scendi in classifica ti abbandonano, recuperare i soldi investiti è una vera impresa.</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>È vero che hai fatto la maturità insieme a Balotelli e Santon?</strong></span><br />
È vero, ma preferisco sorvolare!</p>
<p>Viktor è un giovane determinato, dotato di un tennis di autentica qualità, mentre ci salutiamo penso ai tanti talenti persi per strada, a chi ha è stato aiutato ingiustamente, alla sottile differenza tra il successo e il suo opposto: un confine che troppe volte i ragazzi del bel paese non riescono a superare.</p>
<p>Andrea Villa</p>
<p>Potete trovare l&#8217;intervista anche sul sito dell&#8217;amico Alessandro Nizegorodcew: <a href="http://www.spaziotennis.com/2010/10/galovic-viktor-intervista/">http://www.spaziotennis.com/2010/10/galovic-viktor-intervista/</a></p>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Giacomo Oradini</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2010/10/12/lintervista-vera-a-giacomo-oradini</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 21:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Rovereto, Bologna, Milano non è l&#8217;itinerario di una gita fuori porta, di una scampagnata tra amici, è invece un trinomio che ha portato un giovane ragazzo a perseverare nell&#8217;inseguire un sogno: quello di diventare un vero giocatore di tennis. Giacomo Oradini ha vent&#8217;anni, gli occhi furbi, ed una contagiosa energia, si vede che non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/10/microfono.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3639" title="microfono" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/10/microfono.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a>Rovereto, Bologna, Milano non è l&#8217;itinerario di una gita fuori porta, di una scampagnata tra amici, è invece un trinomio che ha portato un giovane ragazzo a perseverare nell&#8217;inseguire un sogno: quello di diventare un vero giocatore di tennis. Giacomo Oradini ha vent&#8217;anni, gli occhi furbi, ed una contagiosa energia, si vede che non è cresciuto in città; eppure vederlo sul campo è un piacere, anche quando va fuori giri, e perde le staffe. Un semplice caffè può bastare, è una scusa perfetta per farsi raccontare una storia, di come rincorrere una palla diventi nel tempo una professione.</p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Come è stato il tuo approccio con il tennis?</span></strong><br />
Mio padre Luigi lavorava al Ct Rovereto come maestro alla Scuola Tennis, ed è stato lui a convincermi a provare; tuttavia il primo insegnante è stato Massimo Labrocca, che da Salerno si era trasferito in Trentino. Da piccolo giocavo poco, non mi importava a quale livello fossi, era sufficiente stare in compagnia degli amici con la racchetta in mano. Fino a quattordici anni i risultati sono stati modesti, un paio di semifinali in due tornei Nike, e gli ottavi ai campionati italiani individuali.</p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Un inizio morbido, che anticipava però il primo salto di qualità.</span></strong><br />
Sono riuscito a farlo con un nuovo maestro arrivato a circolo, Roberto D&#8217;Autilia, e grazie anche a qualche seduta di preparazione atletica, fino a quel momento un oggetto misterioso, almeno per me. Grazie a risultati più convincenti, la classifica cominciava a farsi interessante, avevo bisogno di giocare con maggiore continuità, e essendo l&#8217;unico ragazzo di buon livello, ero costretto ad arrangiarmi per allenarmi. Spesso giocavo con Florian Allgauer, oppure mi spostavo cercando qualcuno disposto a condividere qualche ora di campo. Ad un certo punto mi sono reso conto di dover intensificare l&#8217;attività, ma tenere occupato un campo al circolo per tante ore, a volte strideva con le esigenze dei soci. Per fortuna poi ho conosciuto Davide Scala, arrivato per fare la Serie A2, che mi ha convinto a fare un altro passo in avanti.</p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Ti ha convinto a lasciare Rovereto e trasferirti a Bologna?</span></strong><br />
Si, e devo dire che è stata una scelta di cui non mi pento, forse andava fatta prima; a causa della mia palese immaturità il primo periodo lontano da casa è stato drammatico, non ero pronto per vivere solo, e dovermi preoccupare della gestione totale del quotidiano. L&#8217;aiuto da parte dei miei genitori è stato fondamentale, soprattutto dal punto di vista economico, era impossibile riuscire a far quadrare i conti con le poche partite che vincevo.</p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Milano è stata la tappa successiva, per ora l&#8217;ultima.</span></strong><br />
Una settimana al mese andavo a Tirrenia ad allenarmi, e così ho conosciuto Viktor Galovic; cercavo un gruppo più ampio con cui proseguire l&#8217;attività, scegliere il Tc Ambrosiano è stata la conseguenza di questo bisogno. Sapevo del buon lavoro che stava facendo il maestro Fabio Menati, spesso l&#8217;avevo incontrato in Trentino in giro per tornei, dopo un po&#8217; di corteggiamento tennistico ho deciso per il nuovo trasferimento.</p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/10/foto-Copia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3642" title="TENNIS CIRCOLO TENNIS TRENTO  Foto: Hugo MUNOZ" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/10/foto-Copia.jpg" alt="" width="550" height="307" /></a>Avendo conosciuto molti giocatori e insegnanti, quale idea ti sei fatto di queste due figure?</span></strong><br />
Gli insegnanti di circolo purtroppo sono parecchio legati allo stipendio, e li capisco; alcuni sono molto preparati, ma scarsamente propensi a seguire giovani che tentano di affacciarsi con fatica nel circuito. I giocatori hanno le loro responsabilità, io soltanto ora ho capito l&#8217;importanza della preparazione atletica, da quando ho cominciato a farla con criterio, ho fatto enormi progressi dal punto di vista fisico. Non dimentichiamo però i dirigenti, che spesso all&#8217;interno dei circoli non riescono a mettere le persone giuste al posto giusto.</p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Nel 2010 hai conquistato punti importanti, contento della tua stagione?</span></strong><br />
Ho raggiunto i quarti nel Futures di Desenzano e gli ottavi in altri due, portando a casa sei punti ATP; ho anche sedici punti in doppio grazie a due semifinali. Mentre i tre Open che ho vinto mi hanno permesso di raggranellare un po&#8217; di soldi per finanziarmi l&#8217;attività. Purtroppo le spese sono altissime, tra trasferte, l&#8217;affitto, e il costo degli allenamenti, alla fine dell&#8217;anno non resta molto. Per fortuna il Tc Ambrosiano è molto ospitale, non mi è mai stato negato un campo, oppure l&#8217;uso delle altre strutture. Non ho nemmeno l&#8217;automobile, il mio unico mezzo è il treno, ma sono contento così, la comprerò quando potrò permettermela.</p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Tanti sacrifici, molte ore sul campo, rincorrendo sempre la vittoria. Perché in Italia emergono soltanto le donne?</span></strong><br />
Rispondo banalmente, gli uomini sono troppo coccolati, anche a Tirrenia, mentre le ragazze fanno altre scelte, più coraggiose. Tra il numero 1000 e il 300, non c&#8217;è differenza, eppure molti giovani promettenti si perdono per strada, contenti del facile guadagno magari dato dai tornei Open. So che per salire veramente serve una motivazione ferrea, ed una continuità ancora un po&#8217; traballante!</p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Salire per arrivare dove?</span></strong><br />
Il sogno per ora è quello di fare le qualificazioni in Grande Slam; a volte dopo qualche match perso malamente invidio gli amici e il loro naturale divertimento, poi però penso a tutti gli sforzi fatti e ricomincio a crederci!</p>
<p>Credere in un sogno, nel riuscire a toccare una cima, una personale vetta. Da Rovereto a Milano, passando per Bologna e molti altri posti ancora. Il viaggio per Giacomo è appena iniziato, dove lo porterà sarà la sua voglia di arrivare a deciderlo.</p>
<p>Andrea Villa</p>
<p>Potete trovare l&#8217;intervista anche sul sito dell&#8217;amico Alessandro Nizegorodcew: <a href="http://www.spaziotennis.com/">http://www.spaziotennis.com/</a></p>
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		<title>L&#8217;intervista (immaginaria) al mio cuore</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2010/01/08/lintervista-immaginaria-al-mio-cuore</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 21:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si ferma mai, è sempre al lavoro; non può permettersi nemmeno una piccola pausa, una breve interruzione, oppure una fugace sosta. È costretto a battere persino nel sonno, quando tutto il resto si calma, si adagia alla ricerca del meritato riposo: al cuore è concesso soltanto di rallentare un po’, di diminuire appena la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1877" title="cuore" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2010/01/cuore-380x209.jpg" alt="cuore" width="380" height="209" />Non si ferma mai, è sempre al lavoro; non può permettersi nemmeno una piccola pausa, una breve interruzione, oppure una fugace sosta. È costretto a battere persino nel sonno, quando tutto il resto si calma, si adagia alla ricerca del meritato riposo: al cuore è concesso soltanto di rallentare un po’, di diminuire appena la velocità. Non è necessario interrogare uno scienziato per capire come funziona, per comprendere le sue ragioni è sufficiente ascoltarlo, dargli le attenzioni di cui ha bisogno. Spesso gli siamo indifferenti, incapaci di cogliere i suoi richiami, ma se avessimo la possibilità di parlare con lui, cosa gli chiederemmo? Quali segreti vorremmo che ci svelasse? Quali risposte andremmo a cercare tra i suoi battiti? Forse troveremmo le ragioni che competono solo al cuore, il motivo di tanti comportamenti, soprattutto faremmo luce lungo la strada dei nostri sentimenti.<strong> Sei costretto a pulsare senza sosta, a lavorare in continuazione, non hai mai voglia di riposarti?</strong> L’unica cosa che mi è concessa è di rallentare un po’, durante il sonno; è in quel momento, in cui il corpo si abbandona ai sogni, in cui posso diminuire lo sforzo, e diventare spettatore.</p>
<p><span id="more-1876"></span><strong>Spettatore di cosa?</strong> Dei sogni che attraversano le profondità dell’animo umano, e purtroppo anche dei loro incubi peggiori; a volte rimango incantato nel vedere fino a dove si possano spingere i desideri, altre terrorizzato dalle paure che arrivano a rovinare tutto.</p>
<p><strong>Come fai a filtrare tutto quello che accade dentro di noi?</strong> È molto difficile, un’operazione da vero equilibrista; basta una piccola distrazione per farsi travolgere, perdere il controllo, e subire un’accelerazione improvviso, spesso pericolosa.</p>
<p><strong>Quindi è il cuore che tiene in scacco le persone, oppure hanno una specie di potere su di esso?</strong> Purtroppo è il cuore a dare gli ordini, a comandare; inutili sono i tentativi di tenerlo a bada, di non ascoltarlo, di ignorare i suoi segnali. La strada dei sentimenti è l’unica che il cuore conosce, nessuna altra via gli è permesso percorrere, capirlo significa comprendere la bellezza della vita.</p>
<p><strong>Spesso gli uomini sbagliano, cadono in errore; il cuore è immune a tutto questo?</strong> Posso forse non essere sincero, ingannare l’animo umano, portarlo fuori strada? Sarebbe un peccato mortale, una vigliaccata, una pugnalata alle spalle, dalle conseguenze irrimediabili.</p>
<p><strong>Cuore e mente, sentimento e ragione; a chi affidarsi?</strong> Andrei contro i miei interessi se dicessi di non ascoltarmi, tuttavia a volte bisogna avere fiducia nella schiettezza della ragione, mettendo da parte il calore dei sentimenti, anche a costo di mostrarsi un po’ crudeli.</p>
<p><strong>So che non dovrei fare questa domanda al mio cuore, ma è più forte di me; non sei stanco di essere solo?</strong> Quando sarò pronto per abbandonare la solitudine, per lasciarla definitivamente da parte, trovare la giusta compagnia richiederà un istante soltanto, un attimo di eterna felicità.</p>
<p><strong>È strano essere rincuorati dal proprio cuore; quindi è solamente una questione di tempo?</strong> Il tempo è il miglior alleato del cuore, mai un nemico, l’attesa soltanto la necessaria preparazione; aspettare è sempre preferibile all’impazienza, alla fretta che allontana dal vero obiettivo.</p>
<p><strong>Un giorno sarai costretto a fermarti, a smettere di battere; cosa accadrà in quel momento?</strong> Questa è una domanda che devi rivolgere al destino, io non posso risponderti. Sento di avere ancora tanto da fare, passo dopo passo, battito dopo battito; un lavoro che soltanto un cuore pieno di vita può portare fino alla fine, un impegno a cui non voglio sottrarmi proprio adesso.</p>
<p>Molte altre sono le domande che ogni giorno faccio al mio cuore, sempre le stesse le sue precise risposte. Ascoltarlo è un esercizio quotidiano, una necessità, di cui non posso fare a meno; un fuoco che scalda la mia vita, alimenta le speranze, e rende sempre più forti i sentimenti: al tempo e al destino lascio l’ultima parola.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Giovanni Catizone</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 23:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Può l’intelligenza essere un fastidio? Un boomerang che si ritorce contro chi possiede una preparazione fuori dal comune? Un paradosso, un’assurdità pensare di rispondere a queste due domande. La conoscenza è uno strumento, qualcosa a cui tutti dovrebbero attingere, senza vergogna, senza provare qualsivoglia invidia, alcun risentimento. Eppure a volte può capitare, che una mente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1813" title="mano" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/12/mano-380x209.jpg" alt="mano" width="380" height="209" />Può l’intelligenza essere un fastidio? Un boomerang che si ritorce contro chi possiede una preparazione fuori dal comune? Un paradosso, un’assurdità pensare di rispondere a queste due domande. La conoscenza è uno strumento, qualcosa a cui tutti dovrebbero attingere, senza vergogna, senza provare qualsivoglia invidia, alcun risentimento. Eppure a volte può capitare, che una mente brillante quasi si debba nascondere, restando ai margini di un sistema, ai bordi della notorietà, dove può trovare le giuste soddisfazioni, ma anche l’apprezzamento che merita. Giovanni Catizone è un fiume in piena, un personaggio coinvolgente, fin troppo sincero, aspetto che non considero un difetto, anzi una perfetta opportunità per un’intervista molto appassionata. Non è facile trovare una persona che richiuda in sé così tante figure: preparatore atletico, maestro di tennis, professore universitario, e di scuola media superiore; capace di seguire tennisti, calciatori, pattinatori, cestiste, di età e livelli diversi. Una fonte di esperienza che mi convinto ad incontrarlo, e sottoporlo ad un fitto fuoco di domande: <strong>Perché nelle scuole tennis la preparazione atletica è così sottovalutata?</strong></p>
<p><span id="more-1812"></span>Purtroppo è un problema di ignoranza, siamo ancora legati a vecchie concezioni, a errate credenze. Il lavoro fatto con i bambini delle scuole elementari è decisivo, perché crea i presupposti per l’uso futuro della forza, aspetto fondamentale nello sport odierno. Non seguire tale strada significa iniziare con il piede sbagliato, recuperare il tempo perso diventa poi molto difficile.</p>
<p><strong>È possibile rimediare a questo tipo di approccio?</strong> Direi che l’impresa è quasi impossibile; quando sostengo che un bambino dai quattro anni in su, può fare alcune ore di preparazione al giorno, vengo preso per matto. Tuttavia non si tratta altro che di trasformare il gioco libero, fatto in cortile, in quello organizzato; i bambini sono in grado di muoversi, saltare, correre, per molto tempo, hanno energie isospettabili, farle fruttare è il mio compito, sempre rispettando la loro naturale crescita.</p>
<p><strong>Quindi in teoria si può allevare un bambino fino a farlo diventare un campione?</strong> È una mia convinzione, specialmente oggi, anche se può sembrare un discorso un po’ azzardato. Se riusciamo a creare le giuste premesse per un miglioramento continuo, allora stiamo percorrendo la giusta direzione, una porta aperta verso il futuro, avendo a disposizione tutti i mezzi necessari per affrontarlo nel migliore dei modi.</p>
<p><strong>Quanto conta l’esperienza in un lavoro così complesso?</strong> Tanto, lo ammetto; spesso vedo troppa improvvisazione, scelte basate sul puro istinto, non dettate da una profonda conoscenza della materia. Quando si segue un giovane è necessario avere le idee chiare, unire le forze insieme ai propri collaboratori, e applicare un metodo analitico assoluto, e quindi misurabile.</p>
<p><strong>Secondo te i genitori che ruolo dovrebbero avere nella crescita di un piccolo tennista?</strong> Sono un valido aiuto, ma talvolta un vero freno; basta poco per vanificare il lavoro di anni, per distruggere un talento. Ci vuole una sintonia reciproca, grande sincerità e fiducia, altrimenti possono nascere discussioni spiacevoli, in quel caso è meglio prendere direzioni diverse.</p>
<p><strong>Hai una scuola tennis a Castellanza, collabori con società di basket, calcio e pattinaggio; insegni all’università, alle scuole superiori, tutti riconoscono in te un professionista di altissimo livello, pur restando un po’ ai margini del tennis più conosciuto, come mai?</strong> Tempo fa ho avuto una proposta da Riccardo Piatti per seguire Ivan Ljubicic, ma ho preferito dedicarmi alla mia famiglia, ai figli che allora erano piccoli. Quanto alla scuola di Castellanza è una promessa fatta ad alcuni ragazzi, in breve tempo da sette iscritti siamo arrivati a superare quota cento, un risultato di cui vado fiero. Le altre collaborazioni sono tutte importanti, non nego di essere molto richiesto, forse c’è qualcosa che non funziona nel sistema.</p>
<p><strong>Sistema, brutta parola; è possibile che in Italia l’eccellenza sia vista con invidia?</strong> A volte la mia preparazione è stata un boomerang, a causa di un certo provincialismo, di un concetto anomalo dell’immagine, che personalmente mi interessa poco. Emergere nella mediocrità può creare fastidio, invece di far nascere importanti occasioni di confronto; credo che sia un discorso legato ad una visione molto italiana della professionalità, in cui pochi desiderano eccellere, migliorare, scoprire nuove vie. Un vero peccato, nonostante ci siano tante menti brillanti, costrette a remare spesso contro corrente.</p>
<p><strong>Lavori praticamente tutta la settimana, senza sosta; vale la pena di dedicare così tanto tempo, e toglierlo magari agli affetti?</strong> Ho avuto soddisfazioni impagabili, momenti irripetibili; quando sono riuscito a curare la depressione di un mio allievo, dopo che medici e psicologi avevano fallito, ho capito quanto prezioso potesse diventare il mio lavoro. Mia moglie ha una pazienza infinità, perché conosce quello che ogni giorno cerco di fare, di trasmettere, donando tutto me stesso agli altri.</p>
<p>Mi ha colpito molto la disponibilità di Giovanni, la serenità con cui ha risposto alle mie domande; la nostra non è stata soltanto una chiacchierata, piuttosto un momento per fare chiarezza, per soddisfare alcune curiosità, che da tempo volevo togliermi. Mentre ci salutavamo, mi ha ricordato una semplice frase, da tenere sempre in mente: “Siamo quello che trasmettiamo”.</p>
<p>Andrea Villa</p>
<p>Giovanni per l&#8217;intervista ha scelto la foto di una mano che tiene il piccolo piede di un bambino.</p>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Marcella Marcone</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2009/11/27/lintervista-vera-a-marcella-marcone</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 23:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo una lunga giornata trascorsa sul campo, è sempre il divano del soggiorno ad accogliere la mia stanchezza; chiusa la porta dietro le doloranti spalle, l’ultimo tuffo è quello che mi porta tra i suoi braccioli, dove affondo in mezzo a due morbidi cuscini. Finalmente il corpo riceve la ricompensa tanto attesa, si stende e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1740" title="divano" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/11/divano-380x209.jpg" alt="divano" width="380" height="209" />Dopo una lunga giornata trascorsa sul campo, è sempre il divano del soggiorno ad accogliere la mia stanchezza; chiusa la porta dietro le doloranti spalle, l’ultimo tuffo è quello che mi porta tra i suoi braccioli, dove affondo in mezzo a due morbidi cuscini. Finalmente il corpo riceve la ricompensa tanto attesa, si stende e distende, placa il fervore dei muscoli, abbandona ogni pretesa, per acquietarsi come fosse alla ricerca di una resa. È facile lasciarsi andare, entrare nell’anticamera del sonno, prima di crollare, magari con il televisore acceso, con qualche programma spiato dagli occhi ormai semi chiusi. Non pensavo che da quella posizione potessero nascere idee, ragionamenti, pensieri legati al tennis; evidentemente mi sbagliavo, altrimenti nessuno avrebbe potuto intitolare un libro “Tennis sul divano”, quasi un beffa per me, uno scherzo del destino, in fondo quello è il posto dove tutto svanisce pian piano. Invece la psicologa Marcella Marcone e il giornalista Marco Mazzoni, proprio così hanno chiamato la loro fatica editoriale scritta a quattro mani, partendo da un punto di vista originale, bizzarro, ma capace di suscitare la mia curiosità. Incontrare Marcella mi ha permesso di capire meglio come tennis e psicologia arrivino a fondersi, diventando spesso complici, e trovando spazio per stare insieme sul divano. <strong>Come nasce l’idea di “Tennis sul divano”?</strong></p>
<p><span id="more-1739"></span>Nasce durante l’edizione di Roland Garros del 2004; per me era la prima volta come spettatrice del torneo parigino, e grazie ad un incontro fortuito mi sono ritrovata ad assistere all’incontro tra Safin e il nostro Starace, di cui ignoravo quasi l’esistenza. È stato l’andamento della partita, i due match point sprecati dall’italiano, le sceneggiate del russo, l’equilibrio del punteggio, a suggerirmi le prime riflessioni, a fare alcune considerazione sul destino, sul caso, sull’inconscio umano che talvolta ci spinge ad andare contro noi stessi. Da quel momento ho cercato di approfondire meglio i comportamenti dei giocatori, di capire per esempio perché spesso pur essendo avanti nel punteggio, riescono a perdere, a ribaltare l’esito dell’incontro, senza comprendere le ragioni.</p>
<p><strong>Cosa ti avvicinato al lavoro di Marco Mazzoni?</strong> Tutto è partito dalla rivista di Max Migliorati, 0-15, per cui ho scritto alcuni articoli; è stato lui a metterci in contatto, e così abbiamo pensato di unire le nostre diverse visioni, il suo modo accattivante di raccontare i campioni della racchetta, insieme al mio approccio psicanalitico. Il risultato è un libro che mescola alla perfezione questi due aspetti, partendo da un punto in comune piuttosto eccentrico: il divano!<strong> </strong></p>
<p><strong>Oggi si sente molto parlare nel tennis del preparatore mentale, è accomunabile ad uno psicologo?</strong> Deve sempre essere uno psicologo, nel mio caso psicanalista. Nello specifico mi occupo di persone sane, che sentono il bisogno di conoscersi meglio, non offro soluzioni; il mio lavoro è molto concreto, intenso e di breve durata, soprattutto con gli sportivi che non hanno la possibilità di sottoporsi a tre o quattro sedute alla settimana, magari per alcuni anni. Attraverso questo percorso si toccano i problemi in maniera molto diretta, ormai opero come micropsicanalista da molti anni, aiutando tennisti di vari livelli.</p>
<p><strong>Anche i tormenti sul campo sono riconducibili a qualcosa accaduto nell’infanzia?</strong> Senza dubbio; la psicoanalisi è una scienza esatta, non semplice suggestione. Il tennis è una proiezione della vita, in cui le paure vengono a galla come fanno in altri momenti, ci condizionano, ci frenano, impedendo di rendere come vorremmo; dentro di noi può esserci qualcosa che ci porta verso una direzione opposta rispetto a quella desiderata. Avere il pieno controllo è impossibile, essere consapevoli di quello che sta accadendo invece è necessario, oserei dire indispensabile. Se pensiamo che anche una serie di vittorie è capace di provocare una depressione, allora capiamo quanto sia complessa la parte profonda di ognuno di noi.</p>
<p><strong>Si possono vincere le paure che magari provocano gli insuccessi?</strong> Si possono vincere attraverso tecniche mentali indirizzate verso momenti specifici di una situazione. Senza dimenticare che alcune nascono da dentro, mentre altre arrivano dall’ambiente e dai suoi condizionamenti.</p>
<p><strong>Marco Mazzoni ha descritto alcuni campioni in modo a dir poco attraente; chi tra questi ti affascina di più?</strong> Il cambiamento fatto negli anni da parte di Roger Federer ha stimolato molto la mia curiosità; chi lo descrive come un freddo calcolatore non conosce la sua storia, di ragazzo pervaso da un fuoco bollente. C’è molto lavoro dietro al controllo che mantiene lo svizzero in campo, senza dimenticare la tragica scomparsa del suo primo maestro Peter Carter nel 2002 in un tragico incidente; questo evento poteva segnare la carriera di Roger che stava per sbocciare, invece l’ha trasformato da ribelle ad atleta e uomo maturo.</p>
<p><strong>Nel libro l’unico riferimento ai tennisti italiani è Flavia Pennetta; è un caso?</strong> È stata una scelta, non ci piaceva essere invasivi nei confronti di giocatori che avrebbero potuto leggere il libro e trovare qualcosa di sé stessi di non gradito; tuttavia abbiamo inserito Flavia quasi come omaggio alla sua splendida stagione.</p>
<p><strong>Il ricavato del libro andrà interamente a FedeLux, l’associazione nata in memoria di Federico Luzzi, prematuramente scomparso.</strong> Ci sembrava un gesto doveroso, per sostenere una giusta causa, ma soprattutto per tenere in vita il ricordo di un ragazzo splendido, pieno di vita e di tennis.</p>
<p>Spesso sentiamo la parola crisi avvicinata al tennis, in maniera generica, senza conoscere i motivi ed avere la forza di proporre nuove vie. Leggere “Tennis sul divano” è stata l’occasione per respirare un po’ di aria fresca, una boccata di ossigeno in un ambiente incancrenito da tante faccende mediocri. Lo consiglio a tutti gli appassionati, ma anche a chi desidera affacciarsi per la prima volta al tennis, magari comodamente seduto sul divano di casa.</p>
<p>Andrea Villa</p>
<p><strong>Il sito ufficiale del libro &#8220;Tennis sul divano&#8221;:</strong></p>
<p><a href="http://www.tennissuldivano.com/">http://www.tennissuldivano.com/</a></p>
<p><strong>Il sito ufficiale di Marco Mazzoni:</strong></p>
<p><a href="http://www.marcomazzoni.com/">http://www.marcomazzoni.com/</a></p>
<p><strong>Il sito ufficiale di Marcella Marcone:</strong></p>
<p><a href="http://www.marcellamarcone.it/">http://www.marcellamarcone.it/</a></p>
<p><strong>Il sito ufficiale di FedeLux:</strong></p>
<p><a href="http://www.fedelux.it/">http://www.fedelux.it/</a></p>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Tullio Colangelo</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2009/02/25/lintervista-vera-a-tullio-colangelo</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 21:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1997 ho giocato la finale di un torneo di terza categoria contro Fabio Colangelo; tra di noi c’era una certa differenza di età, io ero verso la fine della mia modesta carriera, mentre Fabio era un giovane in ascesa voglioso di diventare un giocatore importante. Naturalmente persi, ero troppo debole per battere un ragazzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-855" title="cultura" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/02/cultura-380x209.jpg" alt="cultura" width="380" height="209" />Nel 1997 ho giocato la finale di un torneo di terza categoria contro Fabio Colangelo; tra di noi c’era una certa differenza di età, io ero verso la fine della mia modesta carriera, mentre Fabio era un giovane in ascesa voglioso di diventare un giocatore importante. Naturalmente persi, ero troppo debole per battere un ragazzo dotato di un ottimo talento; allora non sapevo che dietro alle sue doti c’era anche il lavoro del padre Tullio, preparatore atletico intelligente e misurato; dopo un po’ di tempo mi ha fatto piacere proporgli alcune domande. </span></span><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;">Quanto è diventata importante nello sport, e in particolare nel tennis, la preparazione atletica?</span></strong><span style="font-family: Arial;"> <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">La preparazione atletica nello sport non e’ importante, e’ fondamentale! </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Spesso si dice che i bambini di oggi fanno poca attività fisica, di chi è la colpa? </span></span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;">Della mancanza totale di cultura sportiva nel nostro paese. </span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Se è vero che i bambini hanno bisogno di più attività fisica, perché nelle scuole è poco considerata? </span></span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;">È poco considerata proprio a causa della mancanza di una vera cultura sportiva, può sembrare banale, invece è la motivazione principale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;"><span id="more-854"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;">In molte scuole tennis l’ora di ginnastica è diventata facoltativa, non credi sia un grosso errore? </span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;">E’ certamente un grande errore, oltre al benessere psico-fisico ed alla prevenzione degli infortuni,</span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"> </span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;">se viene insegnata in maniera corretta, farebbe diminuire<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>di molto i tempi di apprendimento tecnico degli allievi, la memorizzazione dei gesti ed il loro automatismo.</span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;">L’Italia emerge in molti sport, ma fatica ancora nel tennis, perché questa cronica difficoltà? </span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;">Su questo argomento ne abbiamo e continuiamo a sentire opinioni molto diverse fra loro, credo che la risposta sia invece molto semplice: si deve programmare e creare una scuola italiana di tennis, magari ispirandosi a quelle che funzionano; negli altri sport hanno fatto così e ha funzionato.</span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"> </span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;">I risultati sono arrivati, se si mettono al posto giusto i professionisti meglio preparati i miglioramenti arriveranno anche nel tennis, senza scomodare il Padre Eterno per farci mandare il campione</span><span style="font-family: Arial;">!<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Hai un figlio che ha raggiunto un ottimo livello di gioco, quanto hai potuto aiutarlo?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;">Come tutti i padri ho cercato indicargli più strade possibili per raggiungere il massimo delle proprie capacità (non solo nel tennis , Fabio ha praticato anche pattinaggio, pallacanestro, nuoto, atletica leggera). Nel tennis per raggiungere risultati migliori, bisogna iniziare molto presto, avere subito obiettivi altissimi, cercare e trovare (ammesso che esista) il coach giusto; inoltre essere molto egoisti, presuntuosi ed ambiziosi al massimo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;">Quali consigli daresti a un genitore che si trova a dover gestire un figlio molto dotato? </span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;">Di affidarsi a gente preparata e fare quanto detto.</span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Gli sportivi di alto livello spesso cedono alle lusinghe del doping, è così difficile resistere a tale tentazione?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;">La mancanza di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>cultura sportiva , i facili guadagni, l’apparire sono tentazioni fortissime, che accompagnate alla mancanza di autentici valori fanno del doping un mezzo per ottenere facili successi nello sport; purtroppo quello che e’ grave e pericoloso, e’ la mentalità dei nostri giovani, che ricorrono spesso all’aiuto di farmaci, anche solo per vincere la gara del proprio quartiere!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Come vedi il tennis nel prossimo futuro?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;">Certamente<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>meglio di quello attuale per il tennis italiano, e ancora in espansione quello internazionale</span><span style="font-family: Arial;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Tullio ha scelto per l&#8217;intervista la foto della cultura.</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Gianluca Vignali</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2009/02/04/lintervista-vera-a-gianluca-vignali</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 21:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Capacità, abilità, talento, doti fisiche; ogni giorno i maestri di tennis discutono su questi aspetti. Tuttavia che cosa accade quando si ha di fronte una persona costretta per tutta la vita a rimanere seduta su una carrozzina? Non mi sono mai trovato in una situazione del genere, e credo che non sarei in grado di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-799" title="pace2" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/02/pace2-380x209.jpg" alt="pace2" width="380" height="209" />Capacità, abilità, talento, doti fisiche; ogni giorno i maestri di tennis discutono su questi aspetti. Tuttavia che cosa accade quando si ha di fronte una persona costretta per tutta la vita a rimanere seduta su una carrozzina? Non mi sono mai trovato in una situazione del genere, e credo che non sarei in grado di affrontarla con il giusto atteggiamento. Recentemente ho avuto la fortuna di incontrare il maestro Gianluca Vignali, tecnico che da molti anni si dedica con passione agli atleti cosiddetti disabili. Nessuno meglio di lui poteva soddisfare la mia curiosità, e farmi comprendere meglio che cosa significhi fare sport seduti su una carrozzina, un punto di vista del tennis a me sconosciuto. </span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Come si è avvicinato al tennis in carrozzina? </span></span></strong><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Casualmente. Un pomeriggio si presentò al mio circolo un ragazzo disabile chiedendomi lezioni di tennis. Era il 1996, conoscevo pochissimo l’argomento, si può dire che ero totalmente impreparato. Lui era molto motivato e si offrì di aiutarmi con i primi rudimenti (a cui seguirono anche suggerimenti di un altro giocatore diventato poi tecnico e a cui devo molto) e così per curiosità più che per convinzione cominciai ad interessarmi a questo mondo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span id="more-798"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Tutto diventò molto più chiaro e semplice però solo l’anno dopo quando mi diplomai all’accademia di Van Deer Meer negli Stati Uniti proprio sul tennis in carrozzina. Eravamo una decina di maestri provenienti da tutto il mondo, in pratica esisteva solo quell’unico stage. Ricordo che facemmo una bellissima esperienza e tanto lavoro sul campo aiutati dall’allora numero uno dei giocatori David Hall!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Quante persone in Italia si dedicano al tennis in carrozzina?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Attivamente? Più o meno 250/300 giocatori, una trentina di tecnici, venticinque associazioni sportive molto attive.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">È molto diverso preparare atleti costretti a gareggiare su una carrozzina?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Si ci sono differenze. Ma non grandi come si possa pensare. Anzi vado oltre dicendo che le differenze con il tennis in posizione eretta sono sempre meno e saranno sempre meno in futuro, anche se non si raggiungeranno mai le prestazioni velocistiche dei normodotati.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Dal punto di vista psicologico per un atleta disabile quanto conta poter fare sport?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">E’ un valore incommensurabile, un passo che cambia il rapportarsi con il proprio corpo e spesso la riappropriazione della propria identità.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Normali e disabili, queste due parole che significato hanno per lei?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">E’ una domanda difficile! Rispondere compiutamente richiederebbe molto tempo e molte riflessioni. Ma voglio dirti due cose. La prima è che queste due definizioni sono in continuo mutamento. Quello che potremmo dire oggi sarà diverso domani ed è diverso da ieri, merito dei cambiamenti in atto nella società.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">La seconda è che non mi piacciono le catalogazioni, e questa in particolare mi sembra fuori luogo. Mi verrebbe da rispondere che non hanno significato nel senso che non vedo differenze anche se non nascondo che invece ancora ce ne siano, eccome!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Ha seguito la nostra nazionale alle Olimpiadi di Pechino, una bella soddisfazione?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Una paraolimpiade è sempre qualcosa di speciale che rimane nel cuore. In questo senso sono onorato di averne fatto parte. Da un punto di vista sportivo purtroppo nessuna soddisfazione. Abbiamo lavorato intensamente in questi anni ma non siamo riusciti a raggiungere nessuna posizione di vertice, almeno in questa competizione..</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Quanto può fare la società per aiutare queste persone?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">A costo di sembrare ripetitivo è mia forte convinzione che non occorrerebbe niente di più di un pari trattamento. Faccio un esempio: durante le ultime olimpiadi ogni giorno potevamo vedere le gare e i risultati sportivi 24 ore su 24 in chiaro, le paraolimpiadi invece sono state trasmesse solo sul digitale terrestre per poche ore al giorno.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">E’ anche vero che i numeri e forse l’audience non giustificherebbero un investimento di questo tipo, però a mio avviso neppure un rapporto così negativo! In altri paesi ti risponderebbero:” it’s no fair..”</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Che opinione ha di Oscar Pistorius e della sua volontà di gareggiare con gli atleti normodotati? </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Dal momento che è stato riconosciuto che non gode di alcun “vantaggio” derivato delle protesi (anche se questo mi fa un po’ ridere pensare che un atleta sia avvantaggiato perché ha 2 protesi) ritengo che sia un suo diritto e un suo obiettivo! </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Quale è il suo auspicio per il futuro dello sport disabile?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">La nostra società deve prender atto che questa realtà è in grande crescita e che ci sono uomini e donne in grado di offrire grandissime performance anche stando seduti!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Gianluca ha scelto per l&#8217;intervista la foto dell&#8217;uguaglianza.</span></span></p>
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		<title>L&#8217;intervista (immaginaria) alla Racchetta</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2008/11/19/lintervista-immaginaria-alla-racchetta</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 08:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ho appoggiata su una sedia davanti a me; mentre la guardavo, mi sembrava di vedere la mia immagine riflessa, in fondo la racchetta non racchiude dentro di sé l’anima di un giocatore di tennis? Nella mia vita l’ho usata così tante volte da non conoscere altrettanto bene nessun altro, l’ho amata, odiata, coccolata, fatta volteggiare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/wilsonkramercrown.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-523" title="wilsonkramercrown" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/wilsonkramercrown-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>L’ho appoggiata su una sedia davanti a me; mentre la guardavo, mi sembrava di vedere la mia immagine riflessa, in fondo la racchetta non racchiude dentro di sé l’anima di un giocatore di tennis? Nella mia vita l’ho usata così tante volte da non conoscere altrettanto bene nessun altro, l’ho amata, odiata, coccolata, fatta volteggiare in aria dopo una vittoria, gettata in terra per una partita persa; tuttavia l’ho sempre stretta forte, per farle sentire che mai l’avrei abbandonata, tradita. Dialogare con una racchetta significa parlare ad uno specchio, le cui risposte forse si conoscono già. <strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Non sei stanca di battere palline? </span></strong>Sono nata per questo, non posso fare altro. <strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Quante palline hai battuto nella tua vita? </span></strong></span><span style="font-size: small;">Credo milioni, ma che importa, ogni colpo per me è uguale all’altro. <strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Sicura? </span></strong>Sicura, sono i giocatori a dargli un valore diverso. <strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">A proposito di giocatori, cosa non ti piace di loro? </span></strong></span><span style="font-size: small;">Detesto chi mi incolpa per un tiro eseguito male, chi mi scaraventa in mezzo al campo, chi crede di potermi comandare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: small;"><span id="more-522"></span><strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Comandare?</span></strong><br />
Si, la mano deve entrare nel manico come se stringesse quella del proprio amante, questo è l’unico modo per far uscire dalle corde la giusta nota; chi pensa di comandare la racchetta come fa un padrone con lo schiavo, sentirà soltanto un rumore distorto, il suono dell’incomprensione.<br />
<strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Molto interessante. E la pallina che ruolo ha in tutto questo?</span></strong></span><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;">La pallina è la felicità che possediamo solo per istante, un refolo di vento nel deserto, l’illusione di un tiro perfetto.<br />
<strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Perché illusione? Forse il tiro perfetto non esiste?</span></strong></span><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;">Quando si sente di essere vicini al tiro perfetto, si comprende di esserne altrettanto lontani; scoprirne il segreto significherebbe rovinare il gioco del tennis senza rimedio.<br />
<strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Quanto può aiutare un giocatore la racchetta?</span></strong></span><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;">Può farlo nella misura in cui un giocatore sente di aver bisogno di un aiuto; avere un amico a cui chiedere un consiglio è sempre una buona ancora di salvezza.<br />
<strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Ad un vero amico si perdona tutto, e alla racchetta?</span></strong></span><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;">Non si perdona niente, piuttosto si riversano su di lei incapacità e sconfitte, spesso rompendola come si fa con qualcosa che non serve più.<br />
<strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Anche le racchette invecchiano, e poi?</span></strong></span><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;">E poi si diventa soltanto un ricordo da museo, un pezzo d’antiquariato appeso ad un muro, che tutti si fermano a guardare, cercando di riportare alla mente qualche stupida partita.<br />
<strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Un po’ triste, o mi sbaglio?</span></strong></span><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;">Forse, ma si può andare contro il proprio destino? Si può essere qualcosa di diverso da ciò che si è?</span></span></p>
<p>Dopo questa risposta, ho allungato una mano verso di lei per stringerla come ho sempre fatto; non so se si può essere diversi da ciò che si è, tuttavia alcune volte mi piacerebbe guardare dentro il cuore della mia racchetta per scoprire che cosa prova veramente. Forse troverei l’unico segreto per il colpo perfetto, oppure capirei che si tratta soltanto di battere una palla. Dopo essere entrato in campo, al primo colpo ho sentito nel braccio un’insolita vibrazione, la racchetta mi stava ricordando di non perdermi fra troppe domande, piuttosto di giocare e di illudermi ancora una volta di tenere per un istante la felicità sulla corda.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Arial;">La Racchetta per l&#8217;intervista ha scelto la foto di sua nonna</span></p>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Alberto Pozzi</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2008/11/12/lintervista-vera-a-alberto-pozzi</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 10:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[A stomaco pieno si ragiona meglio, soprattutto quando il pasto è consumato in un ottimo ristorante e in buona compagnia. Alberto Pozzi è una persona curiosa, piena di idee ed entusiasmo, capace di coinvolgerti in lunghe ed appassionate discussioni sul tennis. Invitarlo a pranzo è stata l’occasione per parlare di tante cose, una piacevole chiacchierata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/fotofarfalla.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-497" title="fotofarfalla" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/fotofarfalla-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>A stomaco pieno si ragiona meglio, soprattutto quando il pasto è consumato in un ottimo ristorante e in buona compagnia. Alberto Pozzi è una persona curiosa, piena di idee ed entusiasmo, capace di coinvolgerti in lunghe ed appassionate discussioni sul tennis. Invitarlo a pranzo è stata l’occasione per parlare di tante cose, una piacevole chiacchierata che sarebbe potuta durare tutto il pomeriggio; le domande che avrei voluto fargli erano troppe, poco il tempo a nostra disposizione, ma quando ci siamo alzati dal tavolo per tornare al nostro lavoro, mi sono sentito realmente soddisfatto. </span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">E’ vero che la tua prima passione è stata l’informatica? </span></span></strong><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Vero! Sono perito informatico, e per due anni ho lavorato in quel campo senza grandi soddisfazioni. Poi mi sono iscritto alla facoltà di psicologia a Padova, con l’intenzione di pagarmi gli studi con le prime lezioni di tennis che intanto avevo iniziato a dare. Quando ho capito che le due cose erano inconciliabili, mi sono dedicato a tempo pieno all’insegnamento, anche se i miei genitori non erano completamente d’accordo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span id="more-496"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Dove hai fatto le prime esperienze come maestro?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Il primo circolo che mi ha dato fiducia è stato quello di Concorezzo, poi mi sono trasferito a Cassina De Pecchi; qualche tempo dopo fui contattato dal Tennis Agrate, che mi fece un’ottima proposta, dandomi la possibilità di mettere in pratica le mie idee in totale libertà; per un maestro è difficile trovare un terreno così fertile, per la mia carriera è stato un momento molto importante.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Ora hai circa seicento allievi sparsi in alcuni circoli della Brianza, come riesci a gestire un numero così grande?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Questo numero è stato raggiunto con un lavoro durato anni, fatto insieme a tante persone che hanno contribuito in maniera sensibile. Agrate è il punto di riferimento di tutta l’attività, per gestire con successo ogni aspetto ho rinunciato completamente alle lezione private, che trovo molto faticose e di poca soddisfazione. I ragazzi sono il centro delle mie attenzioni, ma anche la parte organizzativa mi piace, e la amministro piacevolmente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Quindi nelle tue scuole la programmazione riveste un ruolo importante?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Sembrerà un controsenso ma mi viene da ridere quando sento parlare di programmi tecnici; preferisco durante le lezioni sviluppare concetti, in modo da non cadere nella routine. Il mio obbiettivo è creare un interesse reale negli allievi, ogni giorno entro in campo con l’intenzione di proporre quello che avevo preparato, quasi sempre lo devo modificare per rendere l’allenamento più produttivo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Che rapporto hai con i tuoi collaboratori?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Cerco sempre collaboratori che siano veri professionisti, e che non facciano gli insegnanti come seconda o addirittura terza occupazione. Naturalmente deve esserci massima sintonia, spesso mi piace scambiare gli allievi in modo che possano provare situazioni diverse con persone differenti; non amo i punti fermi, è per questo che cerco di essere innanzitutto un osservatore attento, in ogni situazione c’è qualcosa da imparare, il mio compito e quello di chi lavora con me, è di creare concrete opportunità di apprendimento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;">Quali sono i concetti su cui insisti maggiormente durante gli allenamenti?</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Vincere o perdere non devono essere in cima alle cose più importanti da fare; la parola chiave per me è migliorare, indipendentemente dal livello di gioco. Far parte dell’agonistica oppure della scuola tennis, è indifferente, almeno dal mio punto di vista; è per questo che invito i ragazzi più motivati a giocare gratis il sabato e la domenica, chi desidera progredire troverà sempre spazio, senza sentire la pressione del risultato a tutti i costi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Una volta mi hai detto che il nostro lavoro è una continua delusione, lo pensi ancora?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Lo penso nel momento in cui hai dato l’anima affinché un ragazzo potesse migliorare, e poi magari cambia circolo o maestro senza darti una spiegazione valida. È mia moglie a farsi carico delle mie sofferenze, domandandomi ogni volta che cosa vogliono gli allievi da me, se sono in grado di comprendere la dedizione che metto ogni giorno nel mio lavoro di insegnante.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Possono i ragazzi che giocano con Alberto non capire quanto siano fortunati ad averlo come maestro? È questo che mi sono chiesto quando ci siamo salutati; senza dubbio l’informatica ha perso una persona intelligente, ma è stato il tennis a guadagnarci, e non poco. Nel pomeriggio mi sono buttato in campo più carico del solito, contagiato dalla positività del nostro incontro, e anch’io mi sono sentito un po’ fortunato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Alberto ha scelto per l&#8217;intervista la foto di una farfalla.</span></span></p>
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