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	<title>Puramentecasuale &#187; Interviste</title>
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	<description>Ogni riferimento al gioco del tennis è...</description>
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		<title>L&#8217;intervista (immaginaria) al mio cuore</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 21:26:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si ferma mai, è sempre al lavoro; non può permettersi nemmeno una piccola pausa, una breve interruzione, oppure una fugace sosta. È costretto a battere persino nel sonno, quando tutto il resto si calma, si adagia alla ricerca del meritato riposo: al cuore è concesso soltanto di rallentare un po’, di diminuire appena la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1877" title="cuore" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2010/01/cuore-380x209.jpg" alt="cuore" width="380" height="209" />Non si ferma mai, è sempre al lavoro; non può permettersi nemmeno una piccola pausa, una breve interruzione, oppure una fugace sosta. È costretto a battere persino nel sonno, quando tutto il resto si calma, si adagia alla ricerca del meritato riposo: al cuore è concesso soltanto di rallentare un po’, di diminuire appena la velocità. Non è necessario interrogare uno scienziato per capire come funziona, per comprendere le sue ragioni è sufficiente ascoltarlo, dargli le attenzioni di cui ha bisogno. Spesso gli siamo indifferenti, incapaci di cogliere i suoi richiami, ma se avessimo la possibilità di parlare con lui, cosa gli chiederemmo? Quali segreti vorremmo che ci svelasse? Quali risposte andremmo a cercare tra i suoi battiti? Forse troveremmo le ragioni che competono solo al cuore, il motivo di tanti comportamenti, soprattutto faremmo luce lungo la strada dei nostri sentimenti.<strong> Sei costretto a pulsare senza sosta, a lavorare in continuazione, non hai mai voglia di riposarti?</strong> L’unica cosa che mi è concessa è di rallentare un po’, durante il sonno; è in quel momento, in cui il corpo si abbandona ai sogni, in cui posso diminuire lo sforzo, e diventare spettatore.</p>
<p><span id="more-1876"></span><strong>Spettatore di cosa?</strong> Dei sogni che attraversano le profondità dell’animo umano, e purtroppo anche dei loro incubi peggiori; a volte rimango incantato nel vedere fino a dove si possano spingere i desideri, altre terrorizzato dalle paure che arrivano a rovinare tutto.</p>
<p><strong>Come fai a filtrare tutto quello che accade dentro di noi?</strong> È molto difficile, un’operazione da vero equilibrista; basta una piccola distrazione per farsi travolgere, perdere il controllo, e subire un’accelerazione improvviso, spesso pericolosa.</p>
<p><strong>Quindi è il cuore che tiene in scacco le persone, oppure hanno una specie di potere su di esso?</strong> Purtroppo è il cuore a dare gli ordini, a comandare; inutili sono i tentativi di tenerlo a bada, di non ascoltarlo, di ignorare i suoi segnali. La strada dei sentimenti è l’unica che il cuore conosce, nessuna altra via gli è permesso percorrere, capirlo significa comprendere la bellezza della vita.</p>
<p><strong>Spesso gli uomini sbagliano, cadono in errore; il cuore è immune a tutto questo?</strong> Posso forse non essere sincero, ingannare l’animo umano, portarlo fuori strada? Sarebbe un peccato mortale, una vigliaccata, una pugnalata alle spalle, dalle conseguenze irrimediabili.</p>
<p><strong>Cuore e mente, sentimento e ragione; a chi affidarsi?</strong> Andrei contro i miei interessi se dicessi di non ascoltarmi, tuttavia a volte bisogna avere fiducia nella schiettezza della ragione, mettendo da parte il calore dei sentimenti, anche a costo di mostrarsi un po’ crudeli.</p>
<p><strong>So che non dovrei fare questa domanda al mio cuore, ma è più forte di me; non sei stanco di essere solo?</strong> Quando sarò pronto per abbandonare la solitudine, per lasciarla definitivamente da parte, trovare la giusta compagnia richiederà un istante soltanto, un attimo di eterna felicità.</p>
<p><strong>È strano essere rincuorati dal proprio cuore; quindi è solamente una questione di tempo?</strong> Il tempo è il miglior alleato del cuore, mai un nemico, l’attesa soltanto la necessaria preparazione; aspettare è sempre preferibile all’impazienza, alla fretta che allontana dal vero obiettivo.</p>
<p><strong>Un giorno sarai costretto a fermarti, a smettere di battere; cosa accadrà in quel momento?</strong> Questa è una domanda che devi rivolgere al destino, io non posso risponderti. Sento di avere ancora tanto da fare, passo dopo passo, battito dopo battito; un lavoro che soltanto un cuore pieno di vita può portare fino alla fine, un impegno a cui non voglio sottrarmi proprio adesso.</p>
<p>Molte altre sono le domande che ogni giorno faccio al mio cuore, sempre le stesse le sue precise risposte. Ascoltarlo è un esercizio quotidiano, una necessità, di cui non posso fare a meno; un fuoco che scalda la mia vita, alimenta le speranze, e rende sempre più forti i sentimenti: al tempo e al destino lascio l’ultima parola.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Giovanni Catizone</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 23:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Può l’intelligenza essere un fastidio? Un boomerang che si ritorce contro chi possiede una preparazione fuori dal comune? Un paradosso, un’assurdità pensare di rispondere a queste due domande. La conoscenza è uno strumento, qualcosa a cui tutti dovrebbero attingere, senza vergogna, senza provare qualsivoglia invidia, alcun risentimento. Eppure a volte può capitare, che una mente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1813" title="mano" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/12/mano-380x209.jpg" alt="mano" width="380" height="209" />Può l’intelligenza essere un fastidio? Un boomerang che si ritorce contro chi possiede una preparazione fuori dal comune? Un paradosso, un’assurdità pensare di rispondere a queste due domande. La conoscenza è uno strumento, qualcosa a cui tutti dovrebbero attingere, senza vergogna, senza provare qualsivoglia invidia, alcun risentimento. Eppure a volte può capitare, che una mente brillante quasi si debba nascondere, restando ai margini di un sistema, ai bordi della notorietà, dove può trovare le giuste soddisfazioni, ma anche l’apprezzamento che merita. Giovanni Catizone è un fiume in piena, un personaggio coinvolgente, fin troppo sincero, aspetto che non considero un difetto, anzi una perfetta opportunità per un’intervista molto appassionata. Non è facile trovare una persona che richiuda in sé così tante figure: preparatore atletico, maestro di tennis, professore universitario, e di scuola media superiore; capace di seguire tennisti, calciatori, pattinatori, cestiste, di età e livelli diversi. Una fonte di esperienza che mi convinto ad incontrarlo, e sottoporlo ad un fitto fuoco di domande: <strong>Perché nelle scuole tennis la preparazione atletica è così sottovalutata?</strong></p>
<p><span id="more-1812"></span>Purtroppo è un problema di ignoranza, siamo ancora legati a vecchie concezioni, a errate credenze. Il lavoro fatto con i bambini delle scuole elementari è decisivo, perché crea i presupposti per l’uso futuro della forza, aspetto fondamentale nello sport odierno. Non seguire tale strada significa iniziare con il piede sbagliato, recuperare il tempo perso diventa poi molto difficile.</p>
<p><strong>È possibile rimediare a questo tipo di approccio?</strong> Direi che l’impresa è quasi impossibile; quando sostengo che un bambino dai quattro anni in su, può fare alcune ore di preparazione al giorno, vengo preso per matto. Tuttavia non si tratta altro che di trasformare il gioco libero, fatto in cortile, in quello organizzato; i bambini sono in grado di muoversi, saltare, correre, per molto tempo, hanno energie isospettabili, farle fruttare è il mio compito, sempre rispettando la loro naturale crescita.</p>
<p><strong>Quindi in teoria si può allevare un bambino fino a farlo diventare un campione?</strong> È una mia convinzione, specialmente oggi, anche se può sembrare un discorso un po’ azzardato. Se riusciamo a creare le giuste premesse per un miglioramento continuo, allora stiamo percorrendo la giusta direzione, una porta aperta verso il futuro, avendo a disposizione tutti i mezzi necessari per affrontarlo nel migliore dei modi.</p>
<p><strong>Quanto conta l’esperienza in un lavoro così complesso?</strong> Tanto, lo ammetto; spesso vedo troppa improvvisazione, scelte basate sul puro istinto, non dettate da una profonda conoscenza della materia. Quando si segue un giovane è necessario avere le idee chiare, unire le forze insieme ai propri collaboratori, e applicare un metodo analitico assoluto, e quindi misurabile.</p>
<p><strong>Secondo te i genitori che ruolo dovrebbero avere nella crescita di un piccolo tennista?</strong> Sono un valido aiuto, ma talvolta un vero freno; basta poco per vanificare il lavoro di anni, per distruggere un talento. Ci vuole una sintonia reciproca, grande sincerità e fiducia, altrimenti possono nascere discussioni spiacevoli, in quel caso è meglio prendere direzioni diverse.</p>
<p><strong>Hai una scuola tennis a Castellanza, collabori con società di basket, calcio e pattinaggio; insegni all’università, alle scuole superiori, tutti riconoscono in te un professionista di altissimo livello, pur restando un po’ ai margini del tennis più conosciuto, come mai?</strong> Tempo fa ho avuto una proposta da Riccardo Piatti per seguire Ivan Ljubicic, ma ho preferito dedicarmi alla mia famiglia, ai figli che allora erano piccoli. Quanto alla scuola di Castellanza è una promessa fatta ad alcuni ragazzi, in breve tempo da sette iscritti siamo arrivati a superare quota cento, un risultato di cui vado fiero. Le altre collaborazioni sono tutte importanti, non nego di essere molto richiesto, forse c’è qualcosa che non funziona nel sistema.</p>
<p><strong>Sistema, brutta parola; è possibile che in Italia l’eccellenza sia vista con invidia?</strong> A volte la mia preparazione è stata un boomerang, a causa di un certo provincialismo, di un concetto anomalo dell’immagine, che personalmente mi interessa poco. Emergere nella mediocrità può creare fastidio, invece di far nascere importanti occasioni di confronto; credo che sia un discorso legato ad una visione molto italiana della professionalità, in cui pochi desiderano eccellere, migliorare, scoprire nuove vie. Un vero peccato, nonostante ci siano tante menti brillanti, costrette a remare spesso contro corrente.</p>
<p><strong>Lavori praticamente tutta la settimana, senza sosta; vale la pena di dedicare così tanto tempo, e toglierlo magari agli affetti?</strong> Ho avuto soddisfazioni impagabili, momenti irripetibili; quando sono riuscito a curare la depressione di un mio allievo, dopo che medici e psicologi avevano fallito, ho capito quanto prezioso potesse diventare il mio lavoro. Mia moglie ha una pazienza infinità, perché conosce quello che ogni giorno cerco di fare, di trasmettere, donando tutto me stesso agli altri.</p>
<p>Mi ha colpito molto la disponibilità di Giovanni, la serenità con cui ha risposto alle mie domande; la nostra non è stata soltanto una chiacchierata, piuttosto un momento per fare chiarezza, per soddisfare alcune curiosità, che da tempo volevo togliermi. Mentre ci salutavamo, mi ha ricordato una semplice frase, da tenere sempre in mente: “Siamo quello che trasmettiamo”.</p>
<p>Andrea Villa</p>
<p>Giovanni per l&#8217;intervista ha scelto la foto di una mano che tiene il piccolo piede di un bambino.</p>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Marcella Marcone</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2009/11/27/lintervista-vera-a-marcella-marcone/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 23:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo una lunga giornata trascorsa sul campo, è sempre il divano del soggiorno ad accogliere la mia stanchezza; chiusa la porta dietro le doloranti spalle, l’ultimo tuffo è quello che mi porta tra i suoi braccioli, dove affondo in mezzo a due morbidi cuscini. Finalmente il corpo riceve la ricompensa tanto attesa, si stende e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1740" title="divano" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/11/divano-380x209.jpg" alt="divano" width="380" height="209" />Dopo una lunga giornata trascorsa sul campo, è sempre il divano del soggiorno ad accogliere la mia stanchezza; chiusa la porta dietro le doloranti spalle, l’ultimo tuffo è quello che mi porta tra i suoi braccioli, dove affondo in mezzo a due morbidi cuscini. Finalmente il corpo riceve la ricompensa tanto attesa, si stende e distende, placa il fervore dei muscoli, abbandona ogni pretesa, per acquietarsi come fosse alla ricerca di una resa. È facile lasciarsi andare, entrare nell’anticamera del sonno, prima di crollare, magari con il televisore acceso, con qualche programma spiato dagli occhi ormai semi chiusi. Non pensavo che da quella posizione potessero nascere idee, ragionamenti, pensieri legati al tennis; evidentemente mi sbagliavo, altrimenti nessuno avrebbe potuto intitolare un libro “Tennis sul divano”, quasi un beffa per me, uno scherzo del destino, in fondo quello è il posto dove tutto svanisce pian piano. Invece la psicologa Marcella Marcone e il giornalista Marco Mazzoni, proprio così hanno chiamato la loro fatica editoriale scritta a quattro mani, partendo da un punto di vista originale, bizzarro, ma capace di suscitare la mia curiosità. Incontrare Marcella mi ha permesso di capire meglio come tennis e psicologia arrivino a fondersi, diventando spesso complici, e trovando spazio per stare insieme sul divano. <strong>Come nasce l’idea di “Tennis sul divano”?</strong></p>
<p><span id="more-1739"></span>Nasce durante l’edizione di Roland Garros del 2004; per me era la prima volta come spettatrice del torneo parigino, e grazie ad un incontro fortuito mi sono ritrovata ad assistere all’incontro tra Safin e il nostro Starace, di cui ignoravo quasi l’esistenza. È stato l’andamento della partita, i due match point sprecati dall’italiano, le sceneggiate del russo, l’equilibrio del punteggio, a suggerirmi le prime riflessioni, a fare alcune considerazione sul destino, sul caso, sull’inconscio umano che talvolta ci spinge ad andare contro noi stessi. Da quel momento ho cercato di approfondire meglio i comportamenti dei giocatori, di capire per esempio perché spesso pur essendo avanti nel punteggio, riescono a perdere, a ribaltare l’esito dell’incontro, senza comprendere le ragioni.</p>
<p><strong>Cosa ti avvicinato al lavoro di Marco Mazzoni?</strong> Tutto è partito dalla rivista di Max Migliorati, 0-15, per cui ho scritto alcuni articoli; è stato lui a metterci in contatto, e così abbiamo pensato di unire le nostre diverse visioni, il suo modo accattivante di raccontare i campioni della racchetta, insieme al mio approccio psicanalitico. Il risultato è un libro che mescola alla perfezione questi due aspetti, partendo da un punto in comune piuttosto eccentrico: il divano!<strong> </strong></p>
<p><strong>Oggi si sente molto parlare nel tennis del preparatore mentale, è accomunabile ad uno psicologo?</strong> Deve sempre essere uno psicologo, nel mio caso psicanalista. Nello specifico mi occupo di persone sane, che sentono il bisogno di conoscersi meglio, non offro soluzioni; il mio lavoro è molto concreto, intenso e di breve durata, soprattutto con gli sportivi che non hanno la possibilità di sottoporsi a tre o quattro sedute alla settimana, magari per alcuni anni. Attraverso questo percorso si toccano i problemi in maniera molto diretta, ormai opero come micropsicanalista da molti anni, aiutando tennisti di vari livelli.</p>
<p><strong>Anche i tormenti sul campo sono riconducibili a qualcosa accaduto nell’infanzia?</strong> Senza dubbio; la psicoanalisi è una scienza esatta, non semplice suggestione. Il tennis è una proiezione della vita, in cui le paure vengono a galla come fanno in altri momenti, ci condizionano, ci frenano, impedendo di rendere come vorremmo; dentro di noi può esserci qualcosa che ci porta verso una direzione opposta rispetto a quella desiderata. Avere il pieno controllo è impossibile, essere consapevoli di quello che sta accadendo invece è necessario, oserei dire indispensabile. Se pensiamo che anche una serie di vittorie è capace di provocare una depressione, allora capiamo quanto sia complessa la parte profonda di ognuno di noi.</p>
<p><strong>Si possono vincere le paure che magari provocano gli insuccessi?</strong> Si possono vincere attraverso tecniche mentali indirizzate verso momenti specifici di una situazione. Senza dimenticare che alcune nascono da dentro, mentre altre arrivano dall’ambiente e dai suoi condizionamenti.</p>
<p><strong>Marco Mazzoni ha descritto alcuni campioni in modo a dir poco attraente; chi tra questi ti affascina di più?</strong> Il cambiamento fatto negli anni da parte di Roger Federer ha stimolato molto la mia curiosità; chi lo descrive come un freddo calcolatore non conosce la sua storia, di ragazzo pervaso da un fuoco bollente. C’è molto lavoro dietro al controllo che mantiene lo svizzero in campo, senza dimenticare la tragica scomparsa del suo primo maestro Peter Carter nel 2002 in un tragico incidente; questo evento poteva segnare la carriera di Roger che stava per sbocciare, invece l’ha trasformato da ribelle ad atleta e uomo maturo.</p>
<p><strong>Nel libro l’unico riferimento ai tennisti italiani è Flavia Pennetta; è un caso?</strong> È stata una scelta, non ci piaceva essere invasivi nei confronti di giocatori che avrebbero potuto leggere il libro e trovare qualcosa di sé stessi di non gradito; tuttavia abbiamo inserito Flavia quasi come omaggio alla sua splendida stagione.</p>
<p><strong>Il ricavato del libro andrà interamente a FedeLux, l’associazione nata in memoria di Federico Luzzi, prematuramente scomparso.</strong> Ci sembrava un gesto doveroso, per sostenere una giusta causa, ma soprattutto per tenere in vita il ricordo di un ragazzo splendido, pieno di vita e di tennis.</p>
<p>Spesso sentiamo la parola crisi avvicinata al tennis, in maniera generica, senza conoscere i motivi ed avere la forza di proporre nuove vie. Leggere “Tennis sul divano” è stata l’occasione per respirare un po’ di aria fresca, una boccata di ossigeno in un ambiente incancrenito da tante faccende mediocri. Lo consiglio a tutti gli appassionati, ma anche a chi desidera affacciarsi per la prima volta al tennis, magari comodamente seduto sul divano di casa.</p>
<p>Andrea Villa</p>
<p><strong>Il sito ufficiale del libro &#8220;Tennis sul divano&#8221;:</strong></p>
<p><a href="http://www.tennissuldivano.com/">http://www.tennissuldivano.com/</a></p>
<p><strong>Il sito ufficiale di Marco Mazzoni:</strong></p>
<p><a href="http://www.marcomazzoni.com/">http://www.marcomazzoni.com/</a></p>
<p><strong>Il sito ufficiale di Marcella Marcone:</strong></p>
<p><a href="http://www.marcellamarcone.it/">http://www.marcellamarcone.it/</a></p>
<p><strong>Il sito ufficiale di FedeLux:</strong></p>
<p><a href="http://www.fedelux.it/">http://www.fedelux.it/</a></p>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Tullio Colangelo</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2009/02/25/lintervista-vera-a-tullio-colangelo/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 21:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1997 ho giocato la finale di un torneo di terza categoria contro Fabio Colangelo; tra di noi c’era una certa differenza di età, io ero verso la fine della mia modesta carriera, mentre Fabio era un giovane in ascesa voglioso di diventare un giocatore importante. Naturalmente persi, ero troppo debole per battere un ragazzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-855" title="cultura" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/02/cultura-380x209.jpg" alt="cultura" width="380" height="209" />Nel 1997 ho giocato la finale di un torneo di terza categoria contro Fabio Colangelo; tra di noi c’era una certa differenza di età, io ero verso la fine della mia modesta carriera, mentre Fabio era un giovane in ascesa voglioso di diventare un giocatore importante. Naturalmente persi, ero troppo debole per battere un ragazzo dotato di un ottimo talento; allora non sapevo che dietro alle sue doti c’era anche il lavoro del padre Tullio, preparatore atletico intelligente e misurato; dopo un po’ di tempo mi ha fatto piacere proporgli alcune domande. </span></span><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;">Quanto è diventata importante nello sport, e in particolare nel tennis, la preparazione atletica?</span></strong><span style="font-family: Arial;"> <span style="mso-bidi-font-weight: bold;">La preparazione atletica nello sport non e’ importante, e’ fondamentale! </span></span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Spesso si dice che i bambini di oggi fanno poca attività fisica, di chi è la colpa? </span></span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;">Della mancanza totale di cultura sportiva nel nostro paese. </span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Se è vero che i bambini hanno bisogno di più attività fisica, perché nelle scuole è poco considerata? </span></span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;">È poco considerata proprio a causa della mancanza di una vera cultura sportiva, può sembrare banale, invece è la motivazione principale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;"><span id="more-854"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;">In molte scuole tennis l’ora di ginnastica è diventata facoltativa, non credi sia un grosso errore? </span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;">E’ certamente un grande errore, oltre al benessere psico-fisico ed alla prevenzione degli infortuni,</span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"> </span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;">se viene insegnata in maniera corretta, farebbe diminuire<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>di molto i tempi di apprendimento tecnico degli allievi, la memorizzazione dei gesti ed il loro automatismo.</span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;">L’Italia emerge in molti sport, ma fatica ancora nel tennis, perché questa cronica difficoltà? </span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;">Su questo argomento ne abbiamo e continuiamo a sentire opinioni molto diverse fra loro, credo che la risposta sia invece molto semplice: si deve programmare e creare una scuola italiana di tennis, magari ispirandosi a quelle che funzionano; negli altri sport hanno fatto così e ha funzionato.</span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"> </span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;">I risultati sono arrivati, se si mettono al posto giusto i professionisti meglio preparati i miglioramenti arriveranno anche nel tennis, senza scomodare il Padre Eterno per farci mandare il campione</span><span style="font-family: Arial;">!<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Hai un figlio che ha raggiunto un ottimo livello di gioco, quanto hai potuto aiutarlo?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;">Come tutti i padri ho cercato indicargli più strade possibili per raggiungere il massimo delle proprie capacità (non solo nel tennis , Fabio ha praticato anche pattinaggio, pallacanestro, nuoto, atletica leggera). Nel tennis per raggiungere risultati migliori, bisogna iniziare molto presto, avere subito obiettivi altissimi, cercare e trovare (ammesso che esista) il coach giusto; inoltre essere molto egoisti, presuntuosi ed ambiziosi al massimo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;">Quali consigli daresti a un genitore che si trova a dover gestire un figlio molto dotato? </span></strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;">Di affidarsi a gente preparata e fare quanto detto.</span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"></span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Gli sportivi di alto livello spesso cedono alle lusinghe del doping, è così difficile resistere a tale tentazione?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;"><span style="font-size: small;">La mancanza di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>cultura sportiva , i facili guadagni, l’apparire sono tentazioni fortissime, che accompagnate alla mancanza di autentici valori fanno del doping un mezzo per ottenere facili successi nello sport; purtroppo quello che e’ grave e pericoloso, e’ la mentalità dei nostri giovani, che ricorrono spesso all’aiuto di farmaci, anche solo per vincere la gara del proprio quartiere!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Come vedi il tennis nel prossimo futuro?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;">Certamente<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>meglio di quello attuale per il tennis italiano, e ancora in espansione quello internazionale</span><span style="font-family: Arial;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Tullio ha scelto per l&#8217;intervista la foto della cultura.</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Gianluca Vignali</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 21:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Capacità, abilità, talento, doti fisiche; ogni giorno i maestri di tennis discutono su questi aspetti. Tuttavia che cosa accade quando si ha di fronte una persona costretta per tutta la vita a rimanere seduta su una carrozzina? Non mi sono mai trovato in una situazione del genere, e credo che non sarei in grado di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-799" title="pace2" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/02/pace2-380x209.jpg" alt="pace2" width="380" height="209" />Capacità, abilità, talento, doti fisiche; ogni giorno i maestri di tennis discutono su questi aspetti. Tuttavia che cosa accade quando si ha di fronte una persona costretta per tutta la vita a rimanere seduta su una carrozzina? Non mi sono mai trovato in una situazione del genere, e credo che non sarei in grado di affrontarla con il giusto atteggiamento. Recentemente ho avuto la fortuna di incontrare il maestro Gianluca Vignali, tecnico che da molti anni si dedica con passione agli atleti cosiddetti disabili. Nessuno meglio di lui poteva soddisfare la mia curiosità, e farmi comprendere meglio che cosa significhi fare sport seduti su una carrozzina, un punto di vista del tennis a me sconosciuto. </span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Come si è avvicinato al tennis in carrozzina? </span></span></strong><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Casualmente. Un pomeriggio si presentò al mio circolo un ragazzo disabile chiedendomi lezioni di tennis. Era il 1996, conoscevo pochissimo l’argomento, si può dire che ero totalmente impreparato. Lui era molto motivato e si offrì di aiutarmi con i primi rudimenti (a cui seguirono anche suggerimenti di un altro giocatore diventato poi tecnico e a cui devo molto) e così per curiosità più che per convinzione cominciai ad interessarmi a questo mondo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span id="more-798"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Tutto diventò molto più chiaro e semplice però solo l’anno dopo quando mi diplomai all’accademia di Van Deer Meer negli Stati Uniti proprio sul tennis in carrozzina. Eravamo una decina di maestri provenienti da tutto il mondo, in pratica esisteva solo quell’unico stage. Ricordo che facemmo una bellissima esperienza e tanto lavoro sul campo aiutati dall’allora numero uno dei giocatori David Hall!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Quante persone in Italia si dedicano al tennis in carrozzina?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Attivamente? Più o meno 250/300 giocatori, una trentina di tecnici, venticinque associazioni sportive molto attive.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">È molto diverso preparare atleti costretti a gareggiare su una carrozzina?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Si ci sono differenze. Ma non grandi come si possa pensare. Anzi vado oltre dicendo che le differenze con il tennis in posizione eretta sono sempre meno e saranno sempre meno in futuro, anche se non si raggiungeranno mai le prestazioni velocistiche dei normodotati.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Dal punto di vista psicologico per un atleta disabile quanto conta poter fare sport?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">E’ un valore incommensurabile, un passo che cambia il rapportarsi con il proprio corpo e spesso la riappropriazione della propria identità.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Normali e disabili, queste due parole che significato hanno per lei?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">E’ una domanda difficile! Rispondere compiutamente richiederebbe molto tempo e molte riflessioni. Ma voglio dirti due cose. La prima è che queste due definizioni sono in continuo mutamento. Quello che potremmo dire oggi sarà diverso domani ed è diverso da ieri, merito dei cambiamenti in atto nella società.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">La seconda è che non mi piacciono le catalogazioni, e questa in particolare mi sembra fuori luogo. Mi verrebbe da rispondere che non hanno significato nel senso che non vedo differenze anche se non nascondo che invece ancora ce ne siano, eccome!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Ha seguito la nostra nazionale alle Olimpiadi di Pechino, una bella soddisfazione?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Una paraolimpiade è sempre qualcosa di speciale che rimane nel cuore. In questo senso sono onorato di averne fatto parte. Da un punto di vista sportivo purtroppo nessuna soddisfazione. Abbiamo lavorato intensamente in questi anni ma non siamo riusciti a raggiungere nessuna posizione di vertice, almeno in questa competizione..</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Quanto può fare la società per aiutare queste persone?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">A costo di sembrare ripetitivo è mia forte convinzione che non occorrerebbe niente di più di un pari trattamento. Faccio un esempio: durante le ultime olimpiadi ogni giorno potevamo vedere le gare e i risultati sportivi 24 ore su 24 in chiaro, le paraolimpiadi invece sono state trasmesse solo sul digitale terrestre per poche ore al giorno.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">E’ anche vero che i numeri e forse l’audience non giustificherebbero un investimento di questo tipo, però a mio avviso neppure un rapporto così negativo! In altri paesi ti risponderebbero:” it’s no fair..”</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Che opinione ha di Oscar Pistorius e della sua volontà di gareggiare con gli atleti normodotati? </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Dal momento che è stato riconosciuto che non gode di alcun “vantaggio” derivato delle protesi (anche se questo mi fa un po’ ridere pensare che un atleta sia avvantaggiato perché ha 2 protesi) ritengo che sia un suo diritto e un suo obiettivo! </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Quale è il suo auspicio per il futuro dello sport disabile?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">La nostra società deve prender atto che questa realtà è in grande crescita e che ci sono uomini e donne in grado di offrire grandissime performance anche stando seduti!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black; font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Gianluca ha scelto per l&#8217;intervista la foto dell&#8217;uguaglianza.</span></span></p>
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		<title>L&#8217;intervista (immaginaria) alla Racchetta</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2008/11/19/lintervista-immaginaria-alla-racchetta/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 08:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ho appoggiata su una sedia davanti a me; mentre la guardavo, mi sembrava di vedere la mia immagine riflessa, in fondo la racchetta non racchiude dentro di sé l’anima di un giocatore di tennis? Nella mia vita l’ho usata così tante volte da non conoscere altrettanto bene nessun altro, l’ho amata, odiata, coccolata, fatta volteggiare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/wilsonkramercrown.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-523" title="wilsonkramercrown" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/wilsonkramercrown-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>L’ho appoggiata su una sedia davanti a me; mentre la guardavo, mi sembrava di vedere la mia immagine riflessa, in fondo la racchetta non racchiude dentro di sé l’anima di un giocatore di tennis? Nella mia vita l’ho usata così tante volte da non conoscere altrettanto bene nessun altro, l’ho amata, odiata, coccolata, fatta volteggiare in aria dopo una vittoria, gettata in terra per una partita persa; tuttavia l’ho sempre stretta forte, per farle sentire che mai l’avrei abbandonata, tradita. Dialogare con una racchetta significa parlare ad uno specchio, le cui risposte forse si conoscono già. <strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Non sei stanca di battere palline? </span></strong>Sono nata per questo, non posso fare altro. <strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Quante palline hai battuto nella tua vita? </span></strong></span><span style="font-size: small;">Credo milioni, ma che importa, ogni colpo per me è uguale all’altro. <strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Sicura? </span></strong>Sicura, sono i giocatori a dargli un valore diverso. <strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">A proposito di giocatori, cosa non ti piace di loro? </span></strong></span><span style="font-size: small;">Detesto chi mi incolpa per un tiro eseguito male, chi mi scaraventa in mezzo al campo, chi crede di potermi comandare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: small;"><span id="more-522"></span><strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Comandare?</span></strong><br />
Si, la mano deve entrare nel manico come se stringesse quella del proprio amante, questo è l’unico modo per far uscire dalle corde la giusta nota; chi pensa di comandare la racchetta come fa un padrone con lo schiavo, sentirà soltanto un rumore distorto, il suono dell’incomprensione.<br />
<strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Molto interessante. E la pallina che ruolo ha in tutto questo?</span></strong></span><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;">La pallina è la felicità che possediamo solo per istante, un refolo di vento nel deserto, l’illusione di un tiro perfetto.<br />
<strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Perché illusione? Forse il tiro perfetto non esiste?</span></strong></span><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;">Quando si sente di essere vicini al tiro perfetto, si comprende di esserne altrettanto lontani; scoprirne il segreto significherebbe rovinare il gioco del tennis senza rimedio.<br />
<strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Quanto può aiutare un giocatore la racchetta?</span></strong></span><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;">Può farlo nella misura in cui un giocatore sente di aver bisogno di un aiuto; avere un amico a cui chiedere un consiglio è sempre una buona ancora di salvezza.<br />
<strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Ad un vero amico si perdona tutto, e alla racchetta?</span></strong></span><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;">Non si perdona niente, piuttosto si riversano su di lei incapacità e sconfitte, spesso rompendola come si fa con qualcosa che non serve più.<br />
<strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Anche le racchette invecchiano, e poi?</span></strong></span><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;">E poi si diventa soltanto un ricordo da museo, un pezzo d’antiquariato appeso ad un muro, che tutti si fermano a guardare, cercando di riportare alla mente qualche stupida partita.<br />
<strong><span style="font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">Un po’ triste, o mi sbaglio?</span></strong></span><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;">Forse, ma si può andare contro il proprio destino? Si può essere qualcosa di diverso da ciò che si è?</span></span></p>
<p>Dopo questa risposta, ho allungato una mano verso di lei per stringerla come ho sempre fatto; non so se si può essere diversi da ciò che si è, tuttavia alcune volte mi piacerebbe guardare dentro il cuore della mia racchetta per scoprire che cosa prova veramente. Forse troverei l’unico segreto per il colpo perfetto, oppure capirei che si tratta soltanto di battere una palla. Dopo essere entrato in campo, al primo colpo ho sentito nel braccio un’insolita vibrazione, la racchetta mi stava ricordando di non perdermi fra troppe domande, piuttosto di giocare e di illudermi ancora una volta di tenere per un istante la felicità sulla corda.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: #000000; font-family: Arial; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Arial;">La Racchetta per l&#8217;intervista ha scelto la foto di sua nonna</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Alberto Pozzi</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2008/11/12/lintervista-vera-a-alberto-pozzi/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 10:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[A stomaco pieno si ragiona meglio, soprattutto quando il pasto è consumato in un ottimo ristorante e in buona compagnia. Alberto Pozzi è una persona curiosa, piena di idee ed entusiasmo, capace di coinvolgerti in lunghe ed appassionate discussioni sul tennis. Invitarlo a pranzo è stata l’occasione per parlare di tante cose, una piacevole chiacchierata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/fotofarfalla.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-497" title="fotofarfalla" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/fotofarfalla-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>A stomaco pieno si ragiona meglio, soprattutto quando il pasto è consumato in un ottimo ristorante e in buona compagnia. Alberto Pozzi è una persona curiosa, piena di idee ed entusiasmo, capace di coinvolgerti in lunghe ed appassionate discussioni sul tennis. Invitarlo a pranzo è stata l’occasione per parlare di tante cose, una piacevole chiacchierata che sarebbe potuta durare tutto il pomeriggio; le domande che avrei voluto fargli erano troppe, poco il tempo a nostra disposizione, ma quando ci siamo alzati dal tavolo per tornare al nostro lavoro, mi sono sentito realmente soddisfatto. </span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">E’ vero che la tua prima passione è stata l’informatica? </span></span></strong><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Vero! Sono perito informatico, e per due anni ho lavorato in quel campo senza grandi soddisfazioni. Poi mi sono iscritto alla facoltà di psicologia a Padova, con l’intenzione di pagarmi gli studi con le prime lezioni di tennis che intanto avevo iniziato a dare. Quando ho capito che le due cose erano inconciliabili, mi sono dedicato a tempo pieno all’insegnamento, anche se i miei genitori non erano completamente d’accordo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span id="more-496"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Dove hai fatto le prime esperienze come maestro?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Il primo circolo che mi ha dato fiducia è stato quello di Concorezzo, poi mi sono trasferito a Cassina De Pecchi; qualche tempo dopo fui contattato dal Tennis Agrate, che mi fece un’ottima proposta, dandomi la possibilità di mettere in pratica le mie idee in totale libertà; per un maestro è difficile trovare un terreno così fertile, per la mia carriera è stato un momento molto importante.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Ora hai circa seicento allievi sparsi in alcuni circoli della Brianza, come riesci a gestire un numero così grande?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Questo numero è stato raggiunto con un lavoro durato anni, fatto insieme a tante persone che hanno contribuito in maniera sensibile. Agrate è il punto di riferimento di tutta l’attività, per gestire con successo ogni aspetto ho rinunciato completamente alle lezione private, che trovo molto faticose e di poca soddisfazione. I ragazzi sono il centro delle mie attenzioni, ma anche la parte organizzativa mi piace, e la amministro piacevolmente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Quindi nelle tue scuole la programmazione riveste un ruolo importante?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Sembrerà un controsenso ma mi viene da ridere quando sento parlare di programmi tecnici; preferisco durante le lezioni sviluppare concetti, in modo da non cadere nella routine. Il mio obbiettivo è creare un interesse reale negli allievi, ogni giorno entro in campo con l’intenzione di proporre quello che avevo preparato, quasi sempre lo devo modificare per rendere l’allenamento più produttivo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Che rapporto hai con i tuoi collaboratori?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Cerco sempre collaboratori che siano veri professionisti, e che non facciano gli insegnanti come seconda o addirittura terza occupazione. Naturalmente deve esserci massima sintonia, spesso mi piace scambiare gli allievi in modo che possano provare situazioni diverse con persone differenti; non amo i punti fermi, è per questo che cerco di essere innanzitutto un osservatore attento, in ogni situazione c’è qualcosa da imparare, il mio compito e quello di chi lavora con me, è di creare concrete opportunità di apprendimento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;">Quali sono i concetti su cui insisti maggiormente durante gli allenamenti?</span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Vincere o perdere non devono essere in cima alle cose più importanti da fare; la parola chiave per me è migliorare, indipendentemente dal livello di gioco. Far parte dell’agonistica oppure della scuola tennis, è indifferente, almeno dal mio punto di vista; è per questo che invito i ragazzi più motivati a giocare gratis il sabato e la domenica, chi desidera progredire troverà sempre spazio, senza sentire la pressione del risultato a tutti i costi. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Una volta mi hai detto che il nostro lavoro è una continua delusione, lo pensi ancora?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Lo penso nel momento in cui hai dato l’anima affinché un ragazzo potesse migliorare, e poi magari cambia circolo o maestro senza darti una spiegazione valida. È mia moglie a farsi carico delle mie sofferenze, domandandomi ogni volta che cosa vogliono gli allievi da me, se sono in grado di comprendere la dedizione che metto ogni giorno nel mio lavoro di insegnante.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Possono i ragazzi che giocano con Alberto non capire quanto siano fortunati ad averlo come maestro? È questo che mi sono chiesto quando ci siamo salutati; senza dubbio l’informatica ha perso una persona intelligente, ma è stato il tennis a guadagnarci, e non poco. Nel pomeriggio mi sono buttato in campo più carico del solito, contagiato dalla positività del nostro incontro, e anch’io mi sono sentito un po’ fortunato.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Alberto ha scelto per l&#8217;intervista la foto di una farfalla.</span></span></p>
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		<title>L&#8217;intervista (immaginaria) al Verme</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 13:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre in ritardo. Detesto iniziare una lezione, soprattutto se individuale, in ritardo, ma alcune persone proprio non riescono ad arrivare ad un appuntamento puntuali. Così aspetto seduto sulla panchina del campo, cercando di rilassarmi un po’, e evitando di guardare in continuazione l’orologio. Le coperture sono già tutte montate, la stagione estiva è ormai finita, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/verme.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-476" title="verme" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/verme-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>Sempre in ritardo. Detesto iniziare una lezione, soprattutto se individuale, in ritardo, ma alcune persone proprio non riescono ad arrivare ad un appuntamento puntuali. Così aspetto seduto sulla panchina del campo, cercando di rilassarmi un po’, e evitando di guardare in continuazione l’orologio. Le coperture sono già tutte montate, la stagione estiva è ormai finita, piove e non si giocherà più all’aperto sino alla prossima primavera. Fa abbastanza caldo, un bene per me, che sono terribilmente freddoloso; quanto al mio allievo non si vedeva ancora. Inizio a giocherellare con il telefono, magari mi avverte che ha avuto un contrattempo, e mi accorgo di un piccolo verme, e del suo tentativo di salire sopra una riga del corridoio. D’istinto mi alzo e quasi senza farci caso mi viene voglia di schiacciarlo; in quel momento sento una voce implorare: “No! Non farlo, ti prego!”. Fermo subito il piede, mi guardo intorno, ma non c’è nessuno, allora mi rimetto a sedere. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span id="more-475"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“Cosa volevi fare? Ammazzarmi forse! Ehi, se non l’hai capito, sono il verme che stavi per schiacciare!”. Non potevo credere alle mie orecchie, un vermiciattolo parlante in tanti anni di tennis non l’avevo mai visto. “Scusami, non era mia intenzione farti del male, dove stai andando?”. “In realtà da nessuna parte, sono condannato a rimanere prigioniero del campo!”. “Prigioniero? Vuoi che ti indichi l’uscita?”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“No, è stato il Buon Dio a condannarmi a restare chiuso qui, se dovessi uscire verrei immediatamente raggiunto da un fulmine!”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“Cosa hai combinato di così terribile da meritarti una simile punizione?”</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“Una volta ero un maestro di tennis, quando sono salito al cospetto del Signore mi ha fatto vedere quanto fossi stato crudele in vita con i colleghi e con gli allievi”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“Quindi ti ha trasformato in un verme per punirti?”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“Si, condannandomi a restare chiuso in un campo da tennis, rischiando di essere schiacciato continuamente”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“Se il Buon Dio si è comportato in questo modo avrà avuto delle valide motivazioni, non credi?”. “So di essere stato un pessimo insegnante, arrogante, presuntuoso e egoista; ero detestato da tutti, maestri e allievi mi consideravano un bastardo, ma a me importava poco”. “Non hai mai pensato di cambiare?”. “Avevo tutto quello che desideravo, successo, soldi e potere, ma anche una grande paura di perdere ogni cosa; così la mia unica occupazione era di quella di mantenere quello che avevo, il resto era secondario”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“Chissà che fatica, non era forse meglio comportarsi in modo più umano?”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“Quando detieni un certo potere sei temuto da tutti, le decisioni che prendi possono influenzare molte persone; io ero diventato cieco, persino gli amici mi voltavano le spalle, ma nemmeno questo sembrava potesse lasciare un traccia dentro di me”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“E’ così affascinante fare del male?”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“E’ il fascino che attrae gli sciocchi e gli avidi, i veri insegnanti hanno soltanto una preoccupazione: fare felici i propri allievi”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“Ora sei un piccolo verme, alla fine ha pagato un prezzo per le tue azioni”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“Solamente ora mi rendo conto di essere stato anche in vita un piccolo verme, incapace di guardare oltre me stesso, il campo è la prigione che mi merito”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">La porta finalmente si è aperta, la lezione è iniziata con il solito ritardo; alla fine il mio allievo mi ha chiesto il perché di alcuni strani movimenti, come se stessi cercando di non calpestare qualcosa nel campo. Sorridendo gli ho risposto che certe storie non possono proprio essere raccontate…</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Il Verme ha scelto per l’intervista una sua foto in relax</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;intervista (vera) a Erika Pineider</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Oct 2008 12:47:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono momenti nella vita di un’atleta in cui arrivano i giorni del cambiamento, della trasformazione in qualcosa di diverso. Fare la sportiva di professione può essere affascinante, remunerativo, ma anche molto faticoso; insegnare invece è prima di tutto trasmettere un’esperienza. Ho visto giocare Erika Pineider molte volte, ora che insegna al Junior Tennis di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/10/soleluna.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-455" title="soleluna" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/10/soleluna-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>Ci sono momenti nella vita di un’atleta in cui arrivano i giorni del cambiamento, della trasformazione in qualcosa di diverso. Fare la sportiva di professione può essere affascinante, remunerativo, ma anche molto faticoso; insegnare invece è prima di tutto trasmettere un’esperienza. Ho visto giocare Erika Pineider molte volte, ora che insegna al Junior Tennis di Milano l’ho incontrata per comprendere le ragioni che l’hanno spinta a diventare maestra di tennis, a percorrere una nuova strada. </span></span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">La carriera di maestra è la giusta prosecuzione di quella di giocatrice? </span></span></strong><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Credo sia una decisione soggettiva,per me il passaggio da giocatrice a maestra è stato naturale, in questo modo ho alimentato il desiderio di trasmettere agli altri l’esperienza accumulata e la grande passione per questo sport. </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Di solito per un giocatore capire quale sia il momento giusto per passare dall’altra parte è molto complicato, invece per me è stato semplice; a livello agonistico avevo esaurito ogni obiettivo e quindi l’ho fatto serenamente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span id="more-454"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Quanto è difficile per una donna farsi rispettare sul campo e nell’ambiente?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Per ora non ho trovato enormi difficoltà, dipende dalla qualità del tuo lavoro, ma anche dalla determinazione che riesci a mettere in campo ogni giorno; spero che questa non venga mai a mancare. A volte può capitare di essere sottovalutati per l’età e la poca esperienza , ma questo per fortuna succede alle donne quanto agli uomini!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">È più stressante girare per tornei oppure dedicarsi all’insegnamento?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Dal mio punto di vista nessuno dei due; girare per tornei non l’ho mai considerato stressante, anzi, viaggiare e prepararmi la borsa per gareggiare mi mancano parecchio.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Per quanto riguarda l’insegnamento lo stress che provo è esclusivamente fisico, faccio fatica a stare tante ore in campo tenendo sempre alta l’intensità, unico modo per esprimersi ogni volta al cento per cento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Quanto conta nel lavoro del maestro l’esperienza accumulata da giocatrice?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">L’esperienza che ho fatto da giocatrice conta tantissimo soprattutto con i ragazzi del settore agonistico, che hanno bisogno di continui stimoli esterni.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">A volte capita di rivedermi nei miei allievi, così cerco di aiutarli a non ripetere gli errori che ho fatto io da giovane, in allenamento ma soprattutto in partita. Essere stati buoni giocatori non è sufficiente per diventare un insegnante di successo, per questa ragione cerco di rubare qualche piccolo segreto ai maestri con cui lavoro, e che dispongono di maggiore esperienza.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Hai conosciuto tanti maestri, ti ispiri a qualcuno in particolare?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Non cerco di assomigliare a qualcuno in particolare nel metodo d’insegnamento, nel tempo è decisivo costruirne uno personale e riconoscibile. Essere stata a contatto con tanti maestri mi ha aiutato ad osservare stili diversi, e modi differenti di avvicinarsi agli allievi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Quali sono le cose a cui dai maggiore importanza nel rapporto con i tuoi allievi?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Fiducia, rispetto e collaborazione hanno la precedenza su tutto il resto. Naturalmente la comunicazione riveste un ruolo determinante per instaurare il rapporto di fiducia necessario per sperare di ottenere buoni risultati in campo. Soddisfare i bisogni di chi si allena è sempre un aspetto delicato, alcuni hanno bisogno di essere motivati con forza, altri coccolati e compresi, quindi massima attenzione alle necessità individuali.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;">Pensi che in questo lavoro ci siano concrete possibilità di fare carriera</span></strong><span style="font-family: Arial;">?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Dipende da quali obiettivi si desiderano raggiungere in questo lavoro. Poter insegnare è per me già motivo di soddisfazione; forse le possibilità maggiori di fare carriera sono nel settore agonistico, dove le occasioni per emergere sono più concrete, rispetto a chi si dedica solamente alla scuola tennis.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Conoscere i pensieri di chi ha fatto del tennis la propria professione è sempre per me motivo di grande curiosità. Erika è stata nelle prime 500 giocatrici al mondo, ha vinto cinque campionati italiani, dedicando allo sport una fetta importante della sua vita; il<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>cassetto dei ricordi è pieno di vittorie, sconfitte, fatiche, volti, luoghi con un unico comune denominatore: il campo da tennis. Ora è forse arrivato il momento di chiudere quel cassetto, magari per aprirne un altro e riempirlo con i successi dei ragazzi che allena ogni giorno.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Erika ha scelto per l’intervista la foto del sole insieme alla luna.</span></span></p>
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		<title>L&#8217;intervista (immaginaria) alla Rete</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2008/10/22/lintervista-immaginaria-alla-rete/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 20:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[È opinione comune che un matto debba essere internato in manicomio; egli non è in grado rapportarsi con le altre persone in maniera normale, i suoi comportamenti sono incomprensibili, a volte persino pericolosi, meglio quindi rinchiuderlo in un posto dove possa trovare l’assistenza che necessità, per dare libero sfogo alla sua follia. Se qualcuno mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/10/605retetennis.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-430" title="605retetennis" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/10/605retetennis-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>È opinione comune che un matto debba essere internato in manicomio; egli non è in grado rapportarsi con le altre persone in maniera normale, i suoi comportamenti sono incomprensibili, a volte persino pericolosi, meglio quindi rinchiuderlo in un posto dove possa trovare l’assistenza che necessità, per dare libero sfogo alla sua follia. </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Se qualcuno mi avesse visto parlare con una vecchia rete da tennis, forse avrebbe chiamato un’ambulanza per farmi portare via, magari stretto fra una scomoda camicia di forza; non sono pazzo, almeno credo, semplicemente sono curioso, e certo che anche gli oggetti inanimati racchiudano in sé qualcosa, magari una piccola storia che aspetta solo di essere raccontata. </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Roberto si occupa dei campi del circolo con grande dedizione, per lui devono essere sempre perfetti, e per questo motivo appena vede qualcosa che non va, subito si affretta a trovare un rimedio. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span id="more-429"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">La scorsa settimana si è accorto che una rete aveva due grossi buchi sotto il nastro; mentre studiava la situazione, io lo osservavo da lontano, in attesa che facesse qualcosa. Dopo qualche minuto e un paio di timidi tentativi, l’ho visto lasciare il campo e dirigersi verso di me per dirmi: “E’ da cambiare, ora vado a prendere quella nuova, questa ha fatto il suo tempo”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Non ha faticato molto per finire il lavoro, ed è bastato un sacco nero per infilare la rete vecchia, arrotolata in qualche modo e buttata insieme al resto della spazzatura, pronta per essere ritirata dagli spazzini di turno. In quel momento è scattata la mia insana curiosità, così prima che tutto finisse in discarica, sono andato a cercare qualcosa, una storia fatta da migliaia di colpi finiti sopra o dentro una rete. Per fortuna ho riconosciuto subito il sacco dove era stata chiusa, così l’ho tirato da parte per aprirlo quasi volessi vedere se la rete stesse “respirando” ancora. Non so cosa mi è saltato in mente, forse sono davvero matto, perché certe cose accadono soltanto in manicomio, infatti come due vecchi amici abbiamo iniziato a parlare:</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Povera rete strappata al suo campo, ora che fine farai?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Non lo so e questo mi fa paura; sono capace soltanto di fermare palline da tennis, altro non so fare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Forse è arrivato il tuo momento, non ti senti vecchia e consumata?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Si, ma non per questo desidero finire in un sacco nero, arrotolata in qualche modo e buttata chissà dove.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Ora al tuo posto c’è una rete nuova, fissata alla perfezione e senza rattoppi.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Lo immaginavo, tuttavia prima di aver vissuto quanto me dovrà trascorrere sul campo moltissimo tempo, e forse in quel momento anch’essa verrà sostituita.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Quindi di tanta vita passata sul campo che cosa rimane?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Rimane avere sempre fatto il proprio dovere, nonostante i colpi presi, le imprecazioni dei giocatori, ma anche il sole e la pioggia; tanti ricordi che non potrei mai barattare con qualcosa di altrettanto prezioso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Molti sono convinti che la rete possa essere amica oppure nemica e determinare l’andamento di una partita, è vero?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">No, sono i giocatori ad essere padroni del colpo e quindi del proprio destino; spesso ho avuto la tentazione di trasformarmi in un giudice imparziale, ma è sempre meglio scegliere la strada della giustizia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">A proposito di giocatori, chissà quanti hanno tirato almeno una volta un colpo sotto il nastro?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Potrei dire tutti, nessuno escluso. Per anni ho catturato i difetti, gli errori i colpi tirati a caso; spesso hanno tentano di incolparmi, forse al posto della rete ci vorrebbe uno specchio.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">È vero, perché a volte nemmeno i consigli del maestro sono utili per correggere certi errori.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Al maestro occorre un’infinita pazienza, per rischiare di cadere nella rete dell’incomprensione, un errore quasi senza rimedio.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Mentre ascoltavo questa risposta ho visto in lontananza Roberto avvicinarsi; così ho arrotolato in fretta la rete e a malincuore l’ho rimessa nel sacco. Qualche istante dopo Roberto mi aveva raggiunto, chiedendomi che cosa stessi facendo vicino alla spazzatura.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">“Stavo parlando con la vecchia rete che ha cambiato poco fa” ho ribattuto in maniera sincera. “Se non la conoscessi bene, maestro, penserei che fosse un po’ matto” mi ha risposto lui; poi insieme siamo andati via, io verso un’altra lezione, Roberto alla ricerca di qualcosa da aggiustare. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">La Rete</span><span style="font-family: Arial;"> per l’intervista ha scelto una sua foto da giovane</span></span></p>
]]></content:encoded>
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