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	<title>Puramentecasuale &#187; Racconti</title>
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	<description>Ogni riferimento al gioco del tennis è...</description>
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		<title>Il racconto (18) Senza titolo</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 20:53:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Un cuore morì, ma nessuno ci fece caso, perchè era notte fonda e tutti i poeti erano andati a dormire. Il mattino seguente soltano uno spazzino lo notò, riuscendo a strapparlo dai denti aguzzi di un cane inferocito. Egli lo raccolse, dopo aver notato un minuscolo puntino nero, forse un proiettile assassino; poi lo avvolse in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 12pt; font-style: normal; font-family: Arial;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/12/arcobaleno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-685" title="arcobaleno" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/12/arcobaleno-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a></span>Un cuore morì, ma nessuno ci fece caso, perchè era notte fonda e tutti i poeti erano andati a dormire. Il mattino seguente soltano uno spazzino lo notò, riuscendo a strapparlo dai denti aguzzi di un cane inferocito. Egli lo raccolse, dopo aver notato un minuscolo puntino nero, forse un proiettile assassino; poi lo avvolse in fazzoletto bianco e lo portò dove nasceva l&#8217;arcobaleno. Lo posò con estrema delicatezza in terra, quindi si mise a pregare in modo che potesse riposare in pace. Proprio in quel momento l&#8217;ombra del cuore trafitto si staccò, arrampicandosi sull&#8217;arcobaleno, per scivolare fino dall&#8217;altra parte, dove un poeta insonne lo stava aspettando per raccontare la sua storia.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span id="more-684"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>Buon 2009 ai tutti i lettori di puramentecasuale.com, ci vediamo il prossimo anno!</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Andrea Villa</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il racconto (17) Sette giorni e sette notti</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 21:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Un uomo fece un sogno lungo sette giorni e sette notti, senza interromperlo nemmeno per un istante soltanto. Il primo giorno sognò la creazione dell’universo, quindi vide Dio esaurire la sua fantasia, e nominarlo così Architetto di fiducia, incaricato di terminare il progetto più complesso che il Signore proprio non riusciva a finire: il pianeta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/12/notte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-665" title="notte" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/12/notte-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>Un uomo fece un sogno lungo sette giorni e sette notti, senza interromperlo nemmeno per un istante soltanto. Il primo giorno sognò la creazione dell’universo, quindi vide Dio esaurire la sua fantasia, e nominarlo così Architetto di fiducia, incaricato di terminare il progetto più complesso che il Signore proprio non riusciva a finire: il pianeta Terra. Il secondo giorno sognò un villaggio sperduto tra i ghiacci della Siberia, dove uno stregone millenario aveva scoperto una pozione in grado di trasformare le Sirene in donne in carne ed ossa. Il terzo giorno sognò una stanza piena di stelle, dove un uomo ed una donna si amavano con trasporto, pur sfiorandosi delicatamente, mentre gli astri intonavano loro la più dolce delle melodie. Il quarto giorno sognò un cuore rosso pulsare, poi mutarsi in pietra, quindi in sottile cristallo, e precipitare così nell’oblio, per frantumarsi in mille pezzi in un oscuro baratro senza fondo. Il quinto giorno sognò l’Autunno, e migliaia di foglie che lentamente si staccavano dai propri rami lasciandoli spogli; una soltanto si ostinava a rimanere attaccata ad un albero, dondolandosi in continuazione e facendosi beffe del vento e dell’incalzante Inverno.</p>
<p><span id="more-664"></span>ll sesto giorno sognò una nuvola grande quanto una mano di gigante, allungarsi verso di lui, e raccoglierlo sul soffice palmo, per poi sparire insieme in un cielo mai così sgombro e terso.<br />
Il settimo giorno sognò di essere ancora vivo, ed allora si sforzò di aprire gli occhi, di stringere i pugni e di gridare al mondo intero, con tutta la voce che gli fosse rimasta: “IO SONO VIVO!”. Tuttavia non ci riuscì, e nonostante gli fosse venuta una gran voglia di piangere, nemmeno una lacrima uscì dai suoi occhi ormai stanchi.<br />
Così pensò che forse dopo aver sognato tutto questo, in fondo un po’ di riposo l’aveva proprio meritato!</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>Il racconto (16) Confessione</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 21:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal loro ultimo incontro erano passati molti anni, e così, due amici, nel tentativo di recuperare il tempo perduto, iniziarono subito a raccontarsi l’un l’altro ciò che avevano fatto nel lungo periodo in cui non si erano visti. Entrambi erano piuttosto ansiosi di prendere la parola, sembrava quasi che si ostacolassero a vicenda, finchè uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/12/confessione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-639" title="confessione" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/12/confessione-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>Dal loro ultimo incontro erano passati molti anni, e così, due amici, nel tentativo di recuperare il tempo perduto, iniziarono subito a raccontarsi l’un l’altro ciò che avevano fatto nel lungo periodo in cui non si erano visti. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Entrambi erano piuttosto ansiosi di prendere la parola, sembrava quasi che si ostacolassero a vicenda, finchè uno dei due finalmente cominciò: </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Ho studiato nelle scuole più prestigiose, sono stato allevato dagli insegnanti più preparati e qualificati, nulla mi è stato impedito di conoscere”. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Allora fu il secondo a poter parlare:</span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Ho studiato gli uomini, avvicinandomi agli sconosciuti, per comprenderne l’esistenza, capire i loro gesti comuni, le loro parole senza fama”. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Non ci fu nessun commento a queste iniziali affermazioni, anzi il primo uomo continuò ricominciando da dove si era interrotto:</span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Ho avuto denaro da potermi permettere qualunque cosa desiderassi, mentre il successo non mi ha mai voltato le spalle”. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">La replica del secondo non si fece attendere: </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Ho vissuto in povertà, usando come unica moneta di scambio la parola, senza svenderla in alcun modo”. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Senza pause di alcun genere l’alternanza tra di loro proseguì in maniera precisa:</span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Ho attraversato il mondo da un capo all’altro, visitando ed apprezzando tutte le sue meraviglie, nessuna esclusa”. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Io invece ho trovato la mia casa dove il tramonto si riposa, dove i rami degli alberi salgono in cielo per afferrare le nuvole, mentre le stelle cantano loro una canzone”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;"><span id="more-638"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">I due amici stavano percorrendo una strada inattesa, essi sembravano quasi avere il desiderio di confessarsi reciprocamente, esprimendosi in piena sincerità:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Sono stato amato da donne bellissime, che ho affascinato e conquistato con mio grande piacere”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Io ho amato i suoi occhi, il suo sguardo perso all’orizzonte, mentre i suoi capelli sfuggivano il vento; l’ho desiderata in ogni mio sogno”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Quante cose avrebbero voluto dirsi, ma le parole uscivano dalla bocca in maniera stentata, dosate una ad una, come se entrambi temessero di poterle sprecare:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Ho avuto amici e compagnia in ogni luogo in cui mi trovassi, che mai mi hanno fatto sentire solo”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Nonostante l’apparente sicurezza del primo uomo, il secondo riusciva a non farsi turbare troppo, rimanendo sempre lucido:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Spesso ho pranzato con la solitudine, cenato con la malinconia, passeggiato mano nella mano con la tristezza: tutte compagne molto fedeli”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">A questo punto i due amici ritrovati fermarono la loro confessione, nessuno sembrava più in grado di interrompere il silenzio, sebbene rimanesse ancora qualcosa da ammettere. Allora, dopo aver preso un lungo respiro, il primo iniziò:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Quando la Morte è venuta a trovarmi, il mio cuore non ha tremato nemmeno un po’, l’ho guardata negli occhi senza la minima paura e l’ho seguita”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Aveva terminato, ora aspettava che l’amico parlasse; così, subito dopo egli disse:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Quando la Morte è venuta a trovarmi, il mio cuore si è fatto piccolo piccolo, la paura se lo stava mangiando, ho pianto e chiesto pietà”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Forse si erano detti proprio tutto, tuttavia un attimo prima che la Morte li prelevasse per separarli un’ ultima volta, essi dissero:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Io sono stato un vero uomo”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Io sono stato soltanto un onesto poeta”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Andrea Villa</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il racconto (15) Spiriti</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 20:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Uscirono dallo Spirito insieme. C’è qualcosa di strano che unisce le persone sedute al bancone di un bar; infatti spesso capita che se ne vadano insieme. Si conoscono scambiando solamente alcune parole di convenienza, muovendo il ghiaccio nel bicchiere; tutto normale, anche per un uomo ed una donna, soprattutto se lei fa una domanda: “Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/12/spirito.jpg"></a><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/12/spirito.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-612" title="spirito" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/12/spirito-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>Uscirono dallo Spirito insieme. C’è qualcosa di strano che unisce le persone sedute al bancone di un bar; infatti spesso capita che se ne vadano insieme. Si conoscono scambiando solamente alcune parole di convenienza, muovendo il ghiaccio nel bicchiere; tutto normale, anche per un uomo ed una donna, soprattutto se lei fa una domanda: “Da quanto tempo stiamo camminando?” </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Da almeno due ore. Mi domando se abbiamo scelto la direzione giusta”. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Aprono la porta ed escono, mani nelle tasche dei cappotti, comunque infreddoliti; lui con il bavero alzato, la camminata pesante, senza entusiasmo, vecchio, ma non troppo. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Chissa, forse la nostra meta è ancora lontana; il cielo non è mai stato così nascosto dalla nebbia”. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Una giovane donna, bella, se appena accenna un sorriso tra il fumo di un bar, autorizza sogni nella mente di uomini, perennemente, disperatamente alla ricerca di ciò che non potranno mai avere. Ella sorride in continuazione, persino con i grandi occhi neri, passandosi la mano sopra l’orecchio destro, per sistemare qualche capello dispettoso; pronta ad ascoltare: </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Hai ragione, anche la terra questa notte sembra di uno strano colore”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span id="more-611"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">I colori imprigionano, soffocano la vita di lui; oro, quello dell’anello che mai più leverà; nero, come la morte, vicina, incosciente, sconosciuta. Poco importa se sotto il cappello niente scalda il capo, se le illusioni sono svanite dentro una amara sentenza, non si può tornare indietro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Non è meglio se torniamo indietro?”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Impossibile, quale viaggiatore ha mai pensato di abbandonare la strada intrapresa!”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Forse chi si sente perso, avvilito, oppure chi, sorpreso dalla felicità, è incapace di nascondere dietro una maschera i segni della stanchezza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Uscirono dallo Spirito insieme, un uomo ed una donna, camminarono sulla stessa strada, passo dopo passo, avvicinandosi pian piano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Forse nessuno, tuttavia senza la possibilità di tornare indietro quando voglio, ho la sensazione di essere in galera”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">La ragazza iniziava a sentirsi oppressa, stretta fra la disperazione di entrambi. Si fermò portando le mani alla bocca, come per riscardarle, o per scacciare qualcosa che la preoccupava.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Egli continuava nel suo cammino apparentemente senza meta, prima di dire ad alta voce: “Persino in galera si può viaggiare, non lo sapevi?”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Un ghigno di soddisfazione comparve sul volto pallido dell’uomo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Certo che lo so, però sento di essere libera ed allo stesso tempo in prigione, qualcosa mi grida che non troverò mai ciò che sto cercando”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Uscirono dallo Spirito un uomo non troppo vecchio ed una giovane donna, costantemente bisognosa d’amore; ebbene, al bancone di un bar conobbe un uomo vicino alla morte, provò attrazione e poi confusione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“I tuoi dubbi, mia cara, riguardano solo le persone che conosci; non devi angosciarti, e se hai pensato che io fossi la tua guida, ti sbagli! Nulla posso darti, posso soltanto scomparire”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Scomparire, svanire senza lasciare tracce. Apparizione di una immagine nella vita, lontana e sfuocata. Il sogno è realtà, quando le persone si cercano, si incontrano, si comprendono, si seguono, si sbagliano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Comincerò ad avere dei dubbi se troverò qualcuno disposto a seguirmi. Hai capito? Ehi, ma dove sei? Dove sei? Dove sei?”. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Sei nei suoi desideri, comparsa fuori tempo, afflitta dalla fatica di strade battute a vuoto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Al bancone di un bar chiamato Spirito, il barman continua a preparare cocktail, e ad ascoltare strane storie di inverni nebbiosi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Andrea Villa</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il racconto (14) Incontro</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 20:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[C’è un parco da qualche parte nella Verde Città dove le cose sembrano non incontrarsi mai, piuttosto si scrutano da lontano, sfiorandosi appena. La bancarella di Gianni il cuoco occupava il proprio posto ormai da molti anni, in grado di soddisfare le richieste dei numerosi passanti. Era situata nel viale alberato più grande, da cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/12/incontro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-594" title="incontro" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/12/incontro-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">C’è un parco da qualche parte nella Verde Città dove le cose sembrano non incontrarsi mai, piuttosto si scrutano da lontano, sfiorandosi appena. La bancarella di Gianni il cuoco occupava il proprio posto ormai da molti anni, in grado di soddisfare le richieste dei numerosi passanti. Era situata nel viale alberato più grande, da cui si poteva osservare qualsiasi mutamento nel paesaggio. Se qualcosa fosse cambiato, a Gianni non sarebbe di certo sfuggito; così fu facile, un freddo pomeriggio, notare una ragazza seduta vicino alla quercia gigante, intenta ad immortalare il paesaggio sulla tela. Tutto ciò pareva assolutamente normale, durante le stagioni si alternavano pittori, musicisti, attori e saltimbanchi di ogni specie. Tuttavia nessuno si stabiliva a lungo, una volta aver battuto le varie zone dell’immenso parco i vagabondi se ne andavano in cerca di fortuna altrove.Invece la ragazza tornava giorno dopo giorno, sempre con la stessa tela per mesi, sulla quale solamente alcune linee colorate erano dipinte. Il freddo scomparve, la temperatura si alzò, cambiando le tonalità dei colori, ma la pittrice rimase al suo posto.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span id="more-593"></span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Il cuoco continuava a tenerla d’occhio, la sua curiosità aumentava pian piano, spingendolo ad avvicinarla; e così fece una sera prima di tornare a casa. “Chi sei?” chiese la ragazza, non appena si accorse di una presenza alle spalle. “Mi chiamo Gianni, sono un cuoco; ho la bancarella sul grande viale”. “Lo so” rispose lei voltandosi. Prima di poter ribattere Gianni notò che la misteriosa pittrice era cieca. “Ora devo andare” farfugliò un po’ spaventato. “Non scappare, siediti accanto a me, ti farò compagnia con i miei pennelli, visto che tu lo fai con i tuoi sapori”. Si accomodò per terra in silenzio, ciò che aveva sentito corrispondeva alla verità; Gianni per ogni stagione offriva una pietanza diversa e lei stessa lo indovinò: “Castagne in autunno, thè caldo in inverno, frittelle in primavera, gelati in estate; devi essere proprio bravo!”. Il cuoco stentava a replicare, era stupito, ma osservando la tela chiese: “Cosa stai dipingendo?” “Il ricordo dei colori, è il mio progetto più ambizioso, è solo una questione di tempo”. Non dissero altro; colori e sapori che si erano sfiorati nell’aria si unirono per caso all’ombra della quercia gigante, dove un cuoco trasformista ed una pittrice cieca trovarono il modo per avvicinarli. Gianni e Giulia si vedono ogni giorno: lei sta ancora terminando il suo quadro e lui cerca di ispirarla variando i sapori e gli odori da disperdere nell’aria, ma soprattutto per dirle che Gianni è sempre lì.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Andrea Villa</span></p>
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		<title>Il racconto (13) L&#8217;attesa</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 20:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si erano dati appuntamento al tramonto, certi che nessuno dei due avrebbe mancato all’incontro. Fu lui ad arrivare per primo, così, dopo aver controllato l’ora sul proprio orologio, non gli rimase altro da fare che aspettare. Il sole stava andando via, lentamente cominciava a scivolare all’orizzonte, mentre alcune nuvole nere tentavano di raggiungerlo e coprirlo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/pioggia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-556" title="pioggia" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/pioggia-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Si erano dati appuntamento al tramonto, certi che nessuno dei due avrebbe mancato all’incontro. Fu lui ad arrivare per primo, così, dopo aver controllato l’ora sul proprio orologio, non gli rimase altro da fare che aspettare. Il sole stava andando via, lentamente cominciava a scivolare all’orizzonte, mentre alcune nuvole nere tentavano di raggiungerlo e coprirlo. Ben presto il cielo iniziò ad oscurarsi, allora l’uomo sollevò lo sguardo sperando che non iniziasse a piovere almeno fino a quando lei non fosse arrivata. Invece, quasi subito, alcune timide gocce caddero a terra, prima distanti tra loro, poi sempre più fitte e fastidiose. L’uomo rimase impassibile, apparentemente la pioggia sembrava non toccarlo, anche se la sua intensità aumentava con il passare dei minuti e lei era già in ritardo. Egli si guardò attorno, pian piano i passanti erano scomparsi, tutti frettolosamente rientrati in casa, mentre le finestre si erano chiuse all’unisono, presagendo una cospicua precipitazione. Tuttavia l’uomo non aveva nessuna intenzione di spostarsi, temeva che lei avrebbe potuto non vederlo; non gli importava di essere senza ombrello, di non avere nemmeno un cappello che gli riparasse la testa, al massimo avrebbe preso un bel raffreddore. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span id="more-555"></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Intanto ella non arrivava, il suo ritardo si faceva considerevole, così egli diede un’occhiata all’orologio, accorgendosi che si era fermato, probabilmente a causa della pioggia. Ormai tra il cielo e la terra pareva non esserci alcuna differenza, il buio avvolgeva ogni cosa, traffitto solamente dalle precise quanto insistenti goccie di pioggia. Davanti a lui l’unico lampione ancora acceso, emanava una luce fioca, quasi si dovesse piegare da un momento all’altro, stanco di illuminare un posto così buio. Egli si toccò i vestiti appesantiti dall’acqua, e pensò che se avesse dovuto aspettare ancora molto a lungo, forse il suo corpo si sarebbe sciolto, diventando liquido anch’esso, e risucchiato da chissà quale fogna: così lei non l’avrebbe mai trovato. In fondo si trattava soltanto di una pioggia innocua, ma se ogni goccia fosse stata appuntita come uno spillo, allora egli avrebbe iniziato a sanguinare da migliaia di minuscoli buchi, per morire in pochi istanti. Si sforzò di mettere da parte tali strani pensieri, promettendosi che in ogni caso avrebbe resistito, senza cedere in alcun modo, aspettando fino a quando la pioggia non si fosse stancata di cadere. Invece essa sembrava non avere intenzione di smettere, anzi all’improvviso si era fatta alquanto rumorosa, fino a diventare praticamente insopportabile. Ad un certo punto l’uomo si tappò le orecchie, imprecando verso il cielo, ormai indefinibile, visto che anche l’ultimo lampione rimasto acceso si era spento. Anche se lei gli aveva assicurato che sarebbe arrivata al tramonto, le sue speranze subirono un altro duro colpo: infatti un’inaspettata ondata d’acqua, giunta da chissà dove, lo trascinò in terra, sbattendolo senza pietà da una parte all’altra della strada. Tuttavia con un disperato tentativo, l’uomo riuscì ad aggrapparsi ad un lampione, che abbracciò con tutte le forze rimaste. L’acqua gli schiaffeggiava la faccia, ma egli non avrebbe mollato a costo di affogare, finchè i suoi occhi non videro un raggio di sole tagliare di nuovo il cielo. Allora si alzò di scatto, notando che la pioggia si stava ormai facendo da parte, quasi si fosse convinta di non poterlo battere. Pochi istanti dopo, egli sentì dei passi farsi sempre più vicini, così cercò di sistemarsi come meglio potesse, certo che l’attesa fosse finalmente giunta alla fine. Quando ella arrivò, subito gli coprì la testa con un ombrello, gli diede un lungo bacio sulla bocca infreddolita, quasi volesse farsi perdonare per il lungo ritardo, e poi gli chiese: “Stai aspettando da molto?”. Egli, abbozzando un sorriso, e passandosi una mano tra i capelli fradici, rispose: “Non preoccuparti, la pioggia mi ha tenuto compagnia per tutto il tempo&#8230;”.</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Andrea Villa</span></p>
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		<title>Il racconto (12) Lacrime</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 18:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Davanti ad una lettera non ancora scritta, con la penna stretta fra le dita immobili, un uomo iniziò a piangere. Le lacrime caddero una ad una seguendo un preciso ritmo, alternandosi tra l’occhio destro e quello sinistro, centrando sempre il bersaglio. In pochi istanti il foglio bianco raccolse le goccioline salate, assorbendole quasi subito, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/lacrime.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-519" title="lacrime" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/lacrime-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>Davanti ad una lettera non ancora scritta, con la penna stretta fra le dita immobili, un uomo iniziò a piangere. Le lacrime caddero una ad una seguendo un preciso ritmo, alternandosi tra l’occhio destro e quello sinistro, centrando sempre il bersaglio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">In pochi istanti il foglio bianco raccolse le goccioline salate, assorbendole quasi subito, per incresparsi poi in maniera lieve.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Allora l’uomo appoggiò la punta della penna sulla carta, ma l’inchiostro invece di distendersi in ordinati caratteri, fu rifiutato dal foglio umido. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Anche i tentativi successivi risultarono inutili, infatti la penna sembrava incapace di lasciare un qualunque segno, scoraggiando pian piano il povero uomo in lacrime. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Così egli decise di rinunciare a scrivere quella lettera, tuttavia la piegò ugualmente in quattro e la infilò in una busta, tralasciando di apporre su di essa indirizzo ed affrancatura. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Forse ora avrebbe potuto finalmente comporre la sua missiva, ma le lacrime non erano affatto finite, così anche al secondo foglio fu riservato l’identico destino del primo. Ben presto, davanti ai suoi occhi gonfi, le buste contenenti un velo di carta appena bagnata, diventarono un mucchio molto consistente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span id="more-518"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Solamente dopo alcune ore, l’uomo riuscì ad esaurire il suo copioso pianto, e siccome le lettere accumulate erano piuttosto numerose, pensò di radunarle in una scatola, con l’intenzione di spedirle l’indomani mattina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">In fondo, nonostante avesse consumato dalla prima all’ultima lacrima che i suoi occhi erano riusciti a spendere, sapeva che quella lettera non l’avrebbe mai scritta. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Allora prima di chiudere la scatola, nascose tra le buste un piccolo biglietto, con una frase soltanto: </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Queste sono tutte le lacrime che ho pianto per te!”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Qualche giorno dopo, tra la corrispondenza, l’uomo ricevette una scatola, che non esitò ad aprire; la confezione era ricolma di lettere, senza busta e scritte in maniera alquanto fitta. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Tuttavia, dopo aver rovesciato l’intero contenuto, si accorse di un piccolo biglietto colorato: egli immediatamente lo prese e lo lesse:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Queste sono tutte le parole che avrei voluto sentirmi dire da te!”. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Subito dopo l’uomo, con le mani che avevano cominciato a tremargli un po’, raccolse una di quelle lettere ed avidamente tentò di decifrarla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Dopo alcune righe, all’improvviso i suoi occhi si gonfiarono, e le lacrime iniziarono di nuovo a scendere; tuttavia questa volta esse non intaccarono la carta, non scalfirono l’inchiostro nemmeno un po’, questa volta caddero e scivolarono via senza lasciare alcuna traccia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Andrea Villa</span></p>
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		<title>Il racconto (11) La quinta carta</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2008 12:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il colore del tavolo a cui sedevamo era giallo, decisamente insolito per una partita a poker, ma nessuno pareva farci caso. Gli sguardi dei giocatori erano abbassati verso le proprie carte, i pensieri affannati nel tentativo di trovare una soluzione, piuttosto una magia; esattamente ciò di cui avevo bisogno, se non volevo perdere anche le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/carte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-493" title="carte" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/carte-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>Il colore del tavolo a cui sedevamo era giallo, decisamente insolito per una partita a poker, ma nessuno pareva farci caso. Gli sguardi dei giocatori erano abbassati verso le proprie carte, i pensieri affannati nel tentativo di trovare una soluzione, piuttosto una magia; esattamente ciò di cui avevo bisogno, se non volevo perdere anche le ultime monete che nervosamente spostavo con le dita. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Non avevo ancora alzato le mie cinque carte, fissavo ora gli avversari, ora il dorso disegnato, oppure la mosca che non mi dava un attimo di respiro, nemmeno durante la mano finale. Ero fortemente dibattuto tra sollevarle insieme, od altrimenti una alla volta, nella speranza che avvenisse chissà quale miracolo. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Le afferrai di scatto, sfogliandole come una margherita: asso di fiori, un altro di cuori, regina di picche, asso di quadri e basta. L’ultima la riappoggiai sul tavolo, aspettando con ansia le mosse dei rivali. La tensione ed il nervosismo erano tangibili nell’aria, i colletti delle camicie maseri di sudore; se qualcuno fosse entrato all’improvviso avrebbe visto quattro statue nascoste dietro una parete di plastica, come in posa da un pittore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span id="more-492"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Il danaro sparso davanti a noi faceva quasi scomparire il giallo del tavolo, e vederlo mi fece sbottare tra lo stupore generale: “Un colore a tavolo è la regola, due una stravaganza”. Ebbene nulla si mosse, nessuno parlò, era talmente assurdo quello che dissi da far venire il sospetto che fossi d’accordo con altro giocatore; tuttavia non accadde neanche questo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Cominciai a pensare alla possibilità di aver fatto poker d’assi; come avrei reagito?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Avrei urlato dalla gioia? Avrei semplicemente tirato un sospiro di sollievo o mi sarei tuffato sulla montagna di biglietti verdi? Ed al contrario, se avessi perso tutto? Sarei uscito dalla stanza buia in silenzio, senza una smorfia? Oppure avrei spaccato il tavolo dalla rabbia?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">L’individuo di fronte a me interruppe le mie considerazioni dicendo: “Me ne vado”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Meno uno” pensai io, “ora devo fare i conti con due persone ed una beffarda carta a sorpresa”. Volevo essere l’ultimo, attendere fino a consumarmi il fegato e ci riuscii. “Doppia coppia” disse quello seduto alla mia destra, “Ora devo fare i conti con una persona sola ed una beffarda carta a sorpresa”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">“Poker di re” disse quello alla mia sinistra, “Ed ora devo fare i conti con una beffarda carta a sorpresa”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Indugiai ancora un po’, calai le quattro carte conosciute, la quinta la voltai ad occhi chiusi sul tavolo. Silenzio, disturbato solamente dal battito del mio cuore preoccupato. “Complimenti” disse qualcuno; ma a chi? Avevo sempre gli occhi serrati. “Avanti aprili, coraggio aprili, apri gli occhi, svegliati, svegliati, è ora di andare a lavorare&#8230;”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Andrea Villa</span></p>
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		<title>Il racconto (10) Una folata di vento</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 20:05:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver vagato per lungo tempo alla ricerca di un riparo, una folata di vento, scappata dal suo branco, finì per sbaglio imprigionata in una chiesa. Appena resasi conto di non poter uscire, la folata pensò ad ambientarsi, scorazzando fra le navate in completa solitudine, in attesa che il grande portone si aprisse nuovamente. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/sky.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-473" title="sky" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/11/sky-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>Dopo aver vagato per lungo tempo alla ricerca di un riparo, una folata di vento, scappata dal suo branco, finì per sbaglio imprigionata in una chiesa. Appena resasi conto di non poter uscire, la folata pensò ad ambientarsi, scorazzando fra le navate in completa solitudine, in attesa che il grande portone si aprisse nuovamente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">E così accadde una notte, quando una giovane donna, con in mano una piccola candela , mise piede nella chiesa abbandonata. Immediatamente la folata di vento prese la rincorsa, per tentare di infilare lo spazio lasciato dalla porta che si stava chiudendo, ma riuscì solamente a sbatterci contro, non era stata abbastanza svelta. Allora si alzò sopra la testa della ragazza, e non potè fare a meno di sentire l’insolito bisbiglio che usciva dalla bocca della giovane. Spaventata nell’udire un tale suono, la folata saltò in ogni angolo dell’edificio, così velocemente da spegnere persino il piccolo lume stretto fra quelle mani. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;"><span id="more-472"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Si fermò, ed in quel momento gli sembrò che avesse iniziato a piovere, ma era talmente buio che non riusciva a capire da quale parte stesse arrivando. La ragazza, intanto, aveva riacceso la sua timida luce e la folata notò, dentro la chiesa, un tipo di pioggia che non aveva mai visto prima, assomigliava ad una cascata, tuttavia non aveva la consueta potenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Si avvicinò di nuovo, attenta a non spegnere ancora la candela, ed osservò quelle lievi goccioline scendere a terra e rimanerci: ella aveva iniziato a piangere. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Nel frattempo il bisbiglio si era fatto più forte, la folata pensò che fosse diretto a qualcuno, forse a quell’uomo fermo là in alto, con in testa una corona di spine, oppure ad un mago, in grado di fare incantesimi a distanza e provocare minuscole cascate di pioggia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Ad un certo punto il portone gigante si aprì violentemente: era il Dio del vento, venuto a riprendersi la dispettosa fuggitiva. Questo improvviso arrivo scatenò un tornado all’interno della chiesa, ma la ragazza rimase impassibile, nonostante i lunghissimi capelli le volassero ovunque, e la sua luce si fosse spenta per l’ennesima volta. La folata implorò il suo Dio di avere pietà, non tanto della sua ingiustificabile fuga, quanto di quella giovane creatura, che probabilmente desiderava soltanto essere lasciata sola.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Allora ogni cosa si calmò, e la ragazza, con passo lento, inconsapevolmente protetta da due ali di vento, si incamminò verso il portone.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Prima di uscire, si voltò, e vide, come per magia, che la sua piccola candela, lasciata vicino all’altare, si era di nuovo accesa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Capì che le sue preghiere erano state esaudite, tuttavia non conosceva ogni particolare di questa storia, scritta da una folata di vento, e dal suo Dio, più tenero di una brezza estiva.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Andrea Villa</span></p>
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		<title>Il racconto (9) La sciarpa rossa</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 20:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ennesimo treno si fermò in stazione, raccolse i pochi passeggeri sulla banchina, prima di ripartire lentamente. Il prossimo sarebbe stato il suo. La sala d’attesa era completamente vuota, faceva piuttosto freddo, e Sergio contava i minuti che mancavano alla partenza. Da quando si era seduto aveva visto la stazione svuotarsi poco alla volta, ed ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;"><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/10/sciarpa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-452" title="sciarpa" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2008/10/sciarpa-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>L’ennesimo treno si fermò in stazione, raccolse i pochi passeggeri sulla banchina, prima di ripartire lentamente. Il prossimo sarebbe stato il suo. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">La sala d’attesa era completamente vuota, faceva piuttosto freddo, e Sergio contava i minuti che mancavano alla partenza. Da quando si era seduto aveva visto la stazione svuotarsi poco alla volta, ed ora iniziava a sentirsi un po’ solo. In fondo era abituato alle attese, anche perchè qualcuno con cui chiaccherare si trovava sempre, ma quella sera sembrava proprio di no. A mezzanotte si sarebbe alzato per sedersi nuovamente cinque minuti più tardi, questa volta con lo sguardo buttato fuori dal finestrino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Ad un certo punto, nel silenzioso salone, entrò con passo deciso una ragazza piuttosto giovane, che si sedette di fronte a lui. Sergio, contento della inaspettata compagnia, quasi subito chiese: “Prende anche lei il rapido di mezzanotte?”. </span><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">La ragazza non rispose, accavallò le gambe, e si sistemò la lunga sciarpa rossa, che quasi toccava terra. “E’ strano che ci sia così poca gente stanotte, di solito la stazione è più affollata” insistette Sergio, senza ottenere alcuna replica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span id="more-451"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Sospirò, “Non è proprio serata” pensò, puntando gli occhi verso l’orologio in alto sul muro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Alcuni minuti dopo, il capo stazione li avvertì dell’arrivo del treno, e così entrambi si spostarono sulla banchina. La ragazza si sistemò molto vicino al bordo, da lontano si sentiva il treno fischiare; e proprio nel momento in cui la ragazza fece per gettarsi sulle rotaie, Sergio si svegliò. Fu terribile rendersi conto che si trattava del solito sogno di morte, che lo sorprendeva spesso nel sonno negli ultimi tempi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">L’ennesimo treno era appena arrivato in stazione, stava raccogliendo i pochi passeggeri sulla banchina, prima di ripartire lentamente. Il prossimo sarebbe stato il suo. La sala d’attesa era completamente vuota, faceva piuttosto freddo, e Sergio iniziava a sentirsi solo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Pochi minuti prima della partenza, entrò nel salone con passo deciso, una ragazza piuttosto giovane, che si sedette di fronte a lui: poi accavallò le gambe, si sistemò la lunga sciarpa rossa, che quasi toccava terra, e chiese: “Prende anche lei il rapido di mezzanotte?”. Sergio rimase in silenzio, terrorizzato nel riconoscere nelle ragazza la protagonista del suo incubo. “E’ strano che ci sia così poca gente stanotte, di solito la stazione è più affollata” insistette lei, senza ottenere alcuna replica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Il cuore di Sergio aveva cominciato a battere molto velocemente, la<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>fronte era bagnata da un sudore gelido, e gli sembrò persino di notare un leggero tremolio nelle mani. Tuttavia c’era qualcosa che lo spaventava ancora di più: la ragazza sfuggiva il suo sguardo, abbassando e voltando gli occhi in continuazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Intanto il capo stazione li avvertì dell’arrivo del treno, e così entrambi si spostarono sulla banchina. Da lontano il locomotore fischiava, Sergio si sistemò molto vicino al bordo, e proprio nel momento in cui fece per gettarsi sulle rotaie, si voltò, incrociando lo sguardo della ragazza. In quel preciso istante tutte le luci si spensero, lasciando la stazione completamente al buio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Quando si riaccesero, la ragazza ed il treno erano scomparsi, mentre Sergio si trovava ancora immobile sul bordo della banchina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Intanto in lontananza si udivano dei passi: qualcuno si stava avvicinando con decisione, tuttavia Sergio, sempre più impaurito, non aveva alcuna intenzione di voltarsi a guardare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Invece era soltanto il capo stazione, che teneva in mano una lunga sciarpa rossa: “L’ha lasciata una ragazza per lei, mi ha incaricato di consegnarla non appena fosse partito l’ultimo treno”. Sergio la prese con le mani che ancora gli tremavano, la indossò, sistemandola con cura, e lasciò la stazione a piedi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; font-style: normal; font-family: Arial;">Andrea Villa</span></p>
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