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	<title>Puramentecasuale &#187; Senza categoria</title>
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	<description>Ogni riferimento al gioco del tennis è...</description>
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		<title>Senza Categoria (12) Sondaggio 2010 riservato ai miei allievi</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 22:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; sempre l&#8217;insegnante a dover esprimere un giudizio, a cercare di capire gli allievi, a soddisfare con attenzione i loro bisogni, a gestire emozioni e sentimenti. Un lavoro complesso e di grande importanza, capace di riservare enormi soddisfazioni, ma anche piccole incomprensioni, spesso colte in maniera superficiale. Molte cose sfuggono anche al più attento degli osservatori, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/05/sondaggio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2404" title="sondaggio" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/05/sondaggio.jpg" alt="" width="400" height="220" /></a>E&#8217; sempre l&#8217;insegnante a dover esprimere un giudizio, a cercare di capire gli allievi, a soddisfare con attenzione i loro bisogni, a gestire emozioni e sentimenti. Un lavoro complesso e di grande importanza, capace di riservare enormi soddisfazioni, ma anche piccole incomprensioni, spesso colte in maniera superficiale. Molte cose sfuggono anche al più attento degli osservatori, è per questo che diventa necessario un sondaggio, l&#8217;unico modo per capire la bontà del proprio lavoro, oppure quanto sia stato fallimentare. Bastano poche semplici domande per rendersi conto di cosa si è fatto, e se c&#8217;è ancora spazio per migliorare; soltanto le sincere risposte degli allievi possono testimoniare le veridicità di un&#8217;intera stagione, nove mesi trascorsi sul campo, a rincorrere una pallina. A nessun insegnante piace essere giudicato, forse per paura di venir messo alla berlina, magari scoprendo di aver deluso le aspettative di chi quotidinamente ha cercato di istruire.  Non è certamente il mio caso, anzi conoscere l&#8217;opinione degli allievi è un momento fondamentale, un vero spunto di riflessione, da cui partire ogni anno per non ripetere gli errori fatti.<strong> Chiedo naturalmente la massima sincerità</strong>, senza il timore di suscitare una reazione negativa da parte mia,<strong> e di indicare alla fine delle risposte il nome e il cognome</strong>. Grazie per la vostra disponibilità, spero di essere stato all&#8217;altezza di ragazzi e ragazze tanto preparati!</p>
<p><span id="more-2400"></span></p>
<p><strong>1 Esprimi un giudizio sul modo di insegnare di Andrea Villa</strong></p>
<p><strong>2 Cosa trovi di diverso tra Andrea Villa e gli altri maestri che hai avuto?</strong></p>
<p><strong>3 Quanto sei soddisfatto/a della tua crescita tennistica?</strong></p>
<p><strong>4 Indica cosa ti è piaciuto di più e di meno del corso di tennis?</strong></p>
<p><strong>5 Un tuo obbiettivo tennistico per la prossima stagione</strong></p>
<p>Lascia le tue risposte tra i commenti, e ricordati di indicare nome e cognome. Grazie!</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>Senza Categoria (11) Camminando in Via Feltre</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 20:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Cammino, è passata da poco l&#8217;una e mezza. Ho appena finito di giocare, non mi va di restare al circolo a mangiare, preferisco uscire. Non ho voglia di vedere le solite facce, ascoltare i consueti discorsi, spogliati di verità, consumati dal tempo, vuoti, almeno per me. Sono stanco, i piedi mi fanno male, ho corso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/04/P1000320.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2310" title="P1000320" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/04/P1000320.jpg" alt="" width="400" height="220" /></a>Cammino, è passata da poco l&#8217;una e mezza. Ho appena finito di giocare, non mi va di restare al circolo a mangiare, preferisco uscire. Non ho voglia di vedere le solite facce, ascoltare i consueti discorsi, spogliati di verità, consumati dal tempo, vuoti, almeno per me. Sono stanco, i piedi mi fanno male, ho corso tutta la mattina, dietro ad una maledetta palla, per guadagnare da vivere. Cammino piano, accompagnato da un pallido sole, e dall&#8217;unico desiderio: quello di restare solo. Porto i passi con estrema calma, dosando energie e respiri, le mani riposano nelle tasche, mentre piccoli dolori invadono il resto del corpo, malandato per le troppe ore passate sul campo. Cammino in silenzio, ascoltando le voci dei passanti, i rumori della via, e il vento che si è alzato a soffiare con leggerezza. La solitudine non ha bisogno di parole, di spiegazioni, di teorie, di stupide convinzioni; è sufficiente a sé stessa, vive una vita propria, indipendente: per questo amo rimanere in disparte. Cammino e tengo gli occhi aperti, come una spia pronta a scovare il nemico nascosto, attento a non lasciar sfuggire nemmeno un dettaglio, un&#8217;insignificante piccolezza, solo all&#8217;apparenza di poco conto.</p>
<p><span id="more-2309"></span>Il baracchino è aperto giorno e notte, mi sembra impossibile che qualcuno possa fermarsi per mangiare qualcosa, o anche solo per bere un semplice caffè; la ragazza orientale ha una voce tagliente, il padrone invece sembra appena uscito di galera, eppure i miseri tavolini accolgono qualche sparuto cliente: li fisso e capisco che la fame non guarda in faccia a nessuno. Cammino e mi accorgo che il povero cane del chiosco non c&#8217;è più, stava sempre per terra addormentato, forse è morto di vecchiaia, magari di inedia. Il semaforo ferma per un attimo le dolenti gambe, allungo d&#8217;istinto lo sguardo verso l&#8217;orologio del supermercato, le automobili passano veloci, il verde arriva presto: l&#8217;invito a proseguire. Alla fermata dell&#8217;autobus noto una ragazza di colore circondata da tanti sacchetti, penso ad una spesa costosa, mi accorgo invece che in quelle borse ci sono stracci messi dentro alla rinfusa; di fianco a lei, un uomo sta fumando una sigaretta già finita, un posto più in là un altro strano individuo sta dormendo con la testa appoggiata al vetro. Sono più sporchi di me, nessuno osa avvicinarli, tutti restano a debita distanza, cercando di non incrociare i loro occhi, di evitare qualsiasi contatto: mi domando quale strada li abbia portati fino a qui, alla fermata di autobus che per loro sembra non passare mai. Cammino fissando i passanti uno ad uno, quelli seduti nei bar, i ragazzi che tornano a casa da scuola, gli incravattati prigionieri di un vestito troppo stretto, gli schiavi del telefono e del chiacchiericcio senza una fine. Un ragazzo indiano è in piedi davanti ad una bancarella, l&#8217;ordine degli oggetti esposti è perfetto, quasi maniacale; chissà quanto tempo ha impiegato per mettere in fila anelli, collane, cinture, braccialetti, orecchini che pochissimi si fermano a guardare. Cammino ed incontro un mio allievo, subito mi ricorda i successi della nostra squadra del cuore, mi strappa un sorriso, ed una parola gentile, è un bravo ragazzo, abita nelle vicinanze del circolo, e sa dove sono diretto. Entro in pizzeria e ordino il solito trancio, ormai sono un cliente affezionato, per fortuna c&#8217;è poca gente, trovo un tavolino libero, e in pochi minuti mangio, solo e contento di non dover dare attenzione a qualcuno. Esco mentre il locale si riempie, sguscio via come un fantasma, e riprendo a camminare in direzione opposta. Il sole è ancora pallido, timido si nasconde dietro le nuvole, fa caldo e sono in maniche corte, e i piedi continuano a farmi male. Mi aspettano cinque ore nel campo coperto, apparentemente una follia, una quantità di calore esasperante per tutti, non per me. Tengo gli occhi ben aperti, la bocca chiusa, anche se tra un po&#8217; dovrò di nuovo iniziare a parlare, a buttare fuori un fiume ininterrotto di parole. Cammino e ritrovo il ragazzo indiano, chissà se è riuscito a vendere un solo anello, ed a incassare almeno un euro: l&#8217;ordine è sempre impeccabile. Pochi passi e vedo una donna magrissima, sottile come un fiammifero, bruciato troppo in fretta; non è la prima volta che incrocia la mia strada, una mela in mano, e deboli morsi dati con fatica: cerco di non fissarla a lungo per evitare di metterla in imbarazzo. Alla fermata dell&#8217;autobus la ragazza di colore è sempre circondata dai suoi sacchetti, uno gli fa da cuscino; l&#8217;uomo con la sigaretta si è invece appoggiato ad una stampella, spuntata da chissà dove, ed ha chiuso gli occhi, il suo vicino dorme come se nulla intorno a lui accadesse. Mentre apro la porticina che mi riporta dentro al circolo, mi domando se quelle tre persone abbiano almeno la forza per abbandonarsi ad un qualsiasi sogno.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>Senza Categoria (10) Zero quindici</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 20:31:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Zero quindici. Non so quante volte ho pronunciato nella mia vita questa due parole una dopo l&#8217;altra; senza dubbio mi accade ogni giorno, ormai da tempo, una consuetudine dovuta alle tante ore passate sul campo. È curioso come una semplice espressione, l&#8217;indicazione di un punteggio, possa invece rivelarsi di differente consistenza, e diventare persino il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/04/P1000585.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2200" title="P1000585" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/04/P1000585-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>Zero quindici. Non so quante volte ho pronunciato nella mia vita questa due parole una dopo l&#8217;altra; senza dubbio mi accade ogni giorno, ormai da tempo, una consuetudine dovuta alle tante ore passate sul campo. È curioso come una semplice espressione, l&#8217;indicazione di un punteggio, possa invece rivelarsi di differente consistenza, e diventare persino il nome di una rivista specializzata. Il tennis è il mio pane quotidiano, da diversi punti di vista, a partire dalle molte lezioni fino ad arrivare al sito, che sto vedendo crescere con grande soddisfazione. Scrivere mi è sempre piaciuto, è un modo affascinante per cercare una realtà invisibile ai più, per dare libero sfogo al desiderio di non fermarsi alla superficie delle cose, piuttosto di scoprire ciò che si nasconde in profondità. Forse è questo modesto tentativo ad aver attirato tanti visitatori, ed avermi aperto le porte verso una preziosa <strong>collaborazione</strong>: quella con la<strong> rivista</strong> <strong>“0-15”</strong>. Devo ringraziare <strong>Marco Mazzoni</strong>, giornalista attento e molto competente, per essere riuscito a trovarmi il posto in una squadra già collaudata, che ha dato vita in pochi anni ad un realtà editoriale di ottimo livello.<strong> Nel numero di marzo sono due gli articoli che portano la mia firma</strong>, un curioso profilo delle sorelle Williams e il test di una racchetta di marca Dunlop: un buon inizio per un dilettante allo sbaraglio.</p>
<p><span id="more-2199"></span>Quindi da questo mese potete seguirmi anche su “0-15”, non soltanto su puramentecasuale.com, che tra breve verrà rinnovato da cima a fondo; vi invito ad acquistare la rivista, magari sottoscrivendo l&#8217;abbonamento per un anno, non resterete delusi. Un doveroso ringraziamento a <strong>Max Migliorati</strong>, editore e promotore del progetto “0-15”, e al direttore <strong>Elis Calegari</strong>, che con grande passione portano avanti il sogno di trasmettere la malattia del tennis ad un numero sempre più grande di lettori. Ora hanno a disposizione anche il mio piccolo contributo!</p>
<p>Andrea Villa</p>
<p><strong>Il sito ufficiale della rivista dove trovare le informazioni per l&#8217;acquisto e l&#8217;abbonamento:</strong></p>
<p><a href="http://www.zeroquindici.com/newsite/">http://www.zeroquindici.com/newsite/</a></p>
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		<title>Senza Categoria (9) Rasato a zero</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 15:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci credereste mai? Rasato a zero! Un mare di capelli volato via, scomparso, affettato da due sottili lame. Che gioia per il parrucchiere poter finalmente dare una svolta, un netto taglio con il passato. Le mani hanno lavorato con decisione, senza il minimo indugio: era ora! Basta con quella lunga chioma da incallito ribelle, da rock [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2010/04/P1000584.jpg"></a><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2010/04/punto_interrogativo.jpg"></a><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/04/punto_interrogativo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2186" title="punto_interrogativo" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/04/punto_interrogativo.jpg" alt="" width="400" height="220" /></a>Ci credereste mai? Rasato a zero! Un mare di capelli volato via, scomparso, affettato da due sottili lame. Che gioia per il parrucchiere poter finalmente dare una svolta, un netto taglio con il passato. Le mani hanno lavorato con decisione, senza il minimo indugio: era ora! Basta con quella lunga chioma da incallito ribelle, da rock star fallita, da filosofo un pò fuori tempo. Tutto è girato verso la normalità, una vera prova di maturità che tardava ad arrivare. Una decisione meditata, ma di rapida esecuzione, pochi attimi per cambiare aspetto e passare tra le persone con un&#8217;immagine adeguata. Tanto si fa presto ad abituarsi, e chissà mai che non decida di farli ricrescere; forse questa è un&#8217;ipotesi remota, a pensarci bene così sto molto meglio, e uscito dalla doccia non ci impiegherò i soliti dieci minuti per asciugarli. Un sollievo non dover più usare il pettine, stare attento alle doppie punte, ai nodi e al troppo sole d&#8217;estate: adesso basterà una leggerissima passata con il phon, ed il gioco è fatto. Ci credereste mai? <span style="font-size: large;">Apri l&#8217;articolo per vedere l&#8217;incredibile foto!</span></p>
<p><span id="more-2178"></span><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2010/04/P1000584.jpg"></a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-2189" title="P1000584" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2010/04/P1000584.jpg" alt="" width="400" height="220" /></p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>Senza Categoria (8) Sulla morte</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 22:07:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roberto Lombardi non c&#8217;è più. Lo sport italiano ha perso un personaggio di spessore, dotato di una intelligenza fuori dal comune, un profondo conoscitore del tennis, un vero appassionato. Pur sapendo che da tempo stava lottando contro la malattia, la notizia della sua scomparsa mi ha colto di sorpresa. Ingenuamente credevo che le sue condizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2010/03/morte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2135" title="morte" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2010/03/morte-380x209.jpg" alt="" width="380" height="209" /></a>Roberto Lombardi non c&#8217;è più. Lo sport italiano ha perso un personaggio di spessore, dotato di una intelligenza fuori dal comune, un profondo conoscitore del tennis, un vero appassionato. Pur sapendo che da tempo stava lottando contro la malattia, la notizia della sua scomparsa mi ha colto di sorpresa. Ingenuamente credevo che le sue condizioni non fossero così gravi, talmente serie da portarlo via, lontano da tutti, in maniera troppo veloce. Il mio primo pensiero è andato alla moglie, a chi ha cercato di aiutarlo, confortarlo, offrirgli una speranza vana; in queste occasioni il dolore è incomprensibile, nemmeno immaginabile, nessuno è in grado di capire cosa si possa provare. La vita per alcune persone è un percorso molto duro, pieno di insidie, di prove da superare; per altri invece sembra sempre una discesa sgombra da pericoli, una via libera da impedimenti: spesso mi domando se ci sia un giusto equilibrio. Ho conosciuto Roberto Lombardi ad un corso di aggiornamento per maestri, qualche anno fa: era la prima volta che lo incontravo di persona. Avevo sentito molte telecronache, e letto alcuni suoi articoli, ero al corrente di quanto fosse preparato, di come tentasse di alzare il livello degli insegnanti di tennis;</p>
<p><span id="more-2134"></span>quel giorno mi sono trovato davanti ad una persona vulcanica, spiritosa, eccentrica, con cui scambiare idee e punti di vista diversi. Purtroppo ci sono forze impossibili da battere, avversari senza punti deboli, nonostante si conoscano a memoria tattiche e strategie, e si disponga di una tecnica perfetta. Mi sarebbe piaciuto vederlo di nuovo, magari per fargli alcune considerazione impertinenti, sulla scuola maestri, sui risultati dei giocatori italiani, sulla federazione e sul futuro del tennis. Non credo di essere l&#8217;unico ad avere questo desiderio, visti i molti messaggi a lui dedicati, apparsi in brevissimo tempo sui tanti siti che hanno cercato di ricordarlo. Mentre leggevo le numerose parole d&#8217;affetto, le sentite condoglianze, gli aneddoti di chi aveva condiviso partite e intere giornate di lavoro, ho pensato alla morte, a come unisca il giudizio nei confronti del defunto. Quando si lascia il mondo dei vivi, si viene sottoposti ad una operazione di pulizia, tutti i difetti vengono dimenticati, le azioni deprecabili cancellate, il pessimo carattere ammorbidito. <strong>Non mi sto riferendo al compianto Roberto Lombardi, senza dubbio si merita ogni singola testimonianza d&#8217;amore nei suoi confronti</strong>, piuttosto per un attimo ho immaginato di trovarmi al suo posto, fantasticando su cosa avrei voluto leggere riguardo me stesso. La cruda verità? Oppure una visione influenzata dalla pietà per una persona passata a miglior vita? Che stupidi interrogativi, quali macabre considerazioni. Eppure mi accorgo di non trovare mai qualcuno che abbia il coraggio di lasciare un simile ricordo: “Una persona sgradevole, maleducata e senza valori; un inetto capace soltanto di preoccuparsi di se stesso, un vero egoista. Che Dio possa perdonare un essere umano così crudele”. Forse ho esagerato, mi sono lasciato trasportare, nell&#8217;occasione di un dolore che non mi appartiene, tali riflessioni sono alquanto fuori luogo. Nel momento della fine, si apre un vuoto, da riempire con ciò che di autentico siamo stati, nel bene e nel male; la morte conduce l&#8217;uomo verso l&#8217;ignoto, un intangibile di cui teme il contatto: per questo è difficile affrontarla con serenità, lasciando andare i nostri cari con quello che hanno deciso di portarsi dietro nell&#8217;ultimo viaggio.</p>
<p>Andrea Villa</p>
<p>Alla moglie e ai famigliari di Roberto Lombardi le mie più sentite condoglianze: ciao Professore, ai maestri incolti già manchi.</p>
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		<title>Senza Categoria (7) I tentennamenti di Seppi</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2010/02/26/senza-categoria-7-i-tentennamenti-di-seppi</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 21:42:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo articolo è già vecchio. I fatti accadono in maniera troppo rapida, e altrettanto velocemente vengono raccontati. Le notizie si susseguono una ad una, con puntuale regolarità finiscono nella rete, diventando facile preda di chiunque. Mentre viene letto questo articolo è già passato, superato da qualcosa di nuovo, su cui i pescecani non vedono l&#8217;ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2068" title="davis" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2010/02/davis-380x209.jpg" alt="davis" width="380" height="209" />Questo articolo è già vecchio. I fatti accadono in maniera troppo rapida, e altrettanto velocemente vengono raccontati. Le notizie si susseguono una ad una, con puntuale regolarità finiscono nella rete, diventando facile preda di chiunque. Mentre viene letto questo articolo è già passato, superato da qualcosa di nuovo, su cui i pescecani non vedono l&#8217;ora di buttarsi. Forse domani Andreas Seppi cambierà ancora idea, magari lo sta già facendo e qualcuno sta per rendere noto ogni suo pensiero. “Rinuncio alla Coppa Davis. Non so cosa fare. Accetto la convocazione, sono costretto”. Ecco la cronologia, la sequenza degli eventi, tutti corredati da commenti, giudizi, opinioni, interviste. In mezzo una sua lettera indirizzata alla Federazione, e la piccata risposta del Presidente. I tentennamenti di Seppi hanno creato le consuete fazioni, i tifosi si sono schierati, d&#8217;altronde aspettano soltanto di potersi dividere, di urlare come in qualunque arena le proprie ragioni. “La maglia azzurra è sacra. I giocatori sono professionisti, e quindi liberi di scegliere. Come si può mettere davanti gli interessi personali a quelli dell&#8217;intera nazione? Seppi deve pensare alla carriera, il capitano chiamerà semplicemente un altro al suo posto”.</p>
<p><span id="more-2067"></span>Il popolo si è espresso, ha emesso il personale verdetto, scelto da quale parte stare, naturalmente a tempo di record, veloce come una prima di servizio all&#8217;incrocio delle righe. In questi giorni più volte mi sono chiesto se ci fosse stato qualcuno che avesse cercato di capire, di comprendere fino in fondo il motivo di una simile decisione. Il sommario giudizio è scattato quasi prima della conoscenza, scavalcando ogni tipo di riflessione, di approfondita ricerca della verità. La fretta oscura, blocca anche gli scaltri pensatori. Bisogna correre, adesso è già tardi, esprimersi subito è un obbligo: io preferisco aspettare, fare con calma, dare tempo al tempo. Le incertezze di Seppi nascondono qualcosa, le sue argomentazioni sono poco convincenti, persino quando viene intervistato dal maggiore quotidiano sportivo del paese. La verità non esce, rimane abbozzata, una balbuzie impenetrabile, che suscita pericolose dietrologie. Sembra quasi che non sia libero di motivare, di spiegare, come troppo spesso in tutto lo sport italiano. D&#8217;altronde come potrebbe essere altrimenti? Interessi poco chiari hanno preso il posto del risultato, il fango ha raggiunto ogni disciplina, lasciando di pulito poco o nulla. Dirigenti corrotti appaiono di continuo in televisione a moralizzare, dispensando consigli alla persone che fino al giorno prima hanno tentato di truffare; i conflitti di interesse si sprecano, come le amicizie da mantenere salde, e le alleanze da rendere più forti. L&#8217;anima è già stata venduta al dio denaro, come il corpo a compiacenti medici, a caccia dell&#8217;atleta perfetto, indistruttibile, immortale. Oggi ladri di professione, domani incensurati, candidi come la pelle di un neonato; tutti provvisti di corta memoria, bravi a sputare sentenze, dimenticando il passato alla prima occasione. Persino i giornalisti non sono più liberi, semplicemente perché hanno preferito non esserlo, meglio avere un padrone da servire, da cui farsi dire cosa scrivere: la nuova schiavitù della parola. Perché meravigliarsi del dietro front di Seppi, della rinuncia alla rinuncia, della costrizione ad accettare, della libertà di scelta condizionata, se non negata. La verità non emerge, è mistificata, un concetto astratto, sostituito dal giudizio, dall&#8217;opinione, dall&#8217;incerto procedere. Forse non ha più senso di esistere, di certo interessa sempre meno, perché ha un prezzo fuori mercato, almeno in Italia.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>Senza Categoria (6) Ombrelli</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 23:08:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appare il sole, ma continua a piovere. Non smette mai, nemmeno per un secondo. Le nuvole sono ferme, restano immobili, con lo sguardo fisso verso terra. Gli ombrelli del tennis italiano sono sempre aperti. Stretti uno vicino all&#8217;altro, a volte arrivano fino a toccarsi, ma è soltanto un attimo. Non proteggono dai raggi ultravioletti, dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2045" title="ombrelli" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2010/02/ombrelli-380x209.jpg" alt="ombrelli" width="380" height="209" />Appare il sole, ma continua a piovere. Non smette mai, nemmeno per un secondo. Le nuvole sono ferme, restano immobili, con lo sguardo fisso verso terra. Gli ombrelli del tennis italiano sono sempre aperti. Stretti uno vicino all&#8217;altro, a volte arrivano fino a toccarsi, ma è soltanto un attimo. Non proteggono dai raggi ultravioletti, dal calore di una chiara giornata di primavera: fermano l&#8217;acqua che scende senza sosta. Nessuno desidera bagnarsi, essere toccato, rischiare di vedere macchiato il vestito buono. Tutti rimangono ben riparati, della pioggia sentono appena il rumore, un perdurare aritmico, dal piano al forte, mai silenzioso. Le gocce cadono fitte e poi fini, dando l&#8217;illusione che possano smettere di precipitare; allora qualcuno allunga una mano per capire, per accorgersi subito che non è ancora tempo di chiudere l&#8217;ombrello. Pallidi sono i volti degli uomini, emaciati come se non vedessero un po&#8217; di luce da un secolo; le donne invece sono più fortunate, ogni tanto il sole le grazia baciandole in fronte, donando un tepore che la loro bellezza merita senza ombra di dubbio.</p>
<p><span id="more-2044"></span>Quando è iniziato nessuno lo ricorda; le vecchie teorie in proposito sono ormai dimenticate, mentre le nuove non hanno trovato terreno fertile, assomigliano solamente a povere illazioni. In fondo si sta bene sotto l&#8217;ombrello, è una abitudine difficile da cambiare, sebbene qualche timido tentativo ogni tanto venga fatto. Un occhio buttato verso l&#8217;alto per vedere se ha smesso, se le nuvole si sono decise ad andare via; niente accade, perché poco viene tentato. Piove e se non bastasse grandina. Chicchi grandi come palline da tennis, una gragnola capace di lasciare segni indelebili: a chi importa? Se gli ombrelli non si rompono, se la pelle è salva, può anche aumentare. Proteggere il proprio spazio è l&#8217;unica cosa da fare, resistere e non domandare, non chiedere, non sapere. Le nubi nere sono cariche di odio, di tuoni e fulmini; sotto tutto sembra in ordine, ma è la confusione a farla da padrone. Gli uomini guardano le donne e non capiscono, non hanno la forza per imitarle, e godere insieme di un po&#8217; del caldo a loro concesso. Chi fermerà la pioggia? Chi avrà il coraggio di chiudere per primo l&#8217;ombrello? Appare il sole e per un momento smette di piovere. Gli ombrelli del tennis italiano restano comunque aperti.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>Senza Categoria (5) Assurdità dal futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 21:45:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anno 2073, la palla quadrata è una realtà, come il campo triangolare. Le resistenze dei fanatici della tradizione sono finalmente cadute, il tennis è cambiato. Il progresso non può essere fermato, è consentito andare soltanto avanti. Gli sponsor hanno spinto verso una nuova direzione, un futuro fatto di superficie intercambiabili, divise a metà, mai viste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2024" title="futuro" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2010/02/futuro-380x209.jpg" alt="futuro" width="380" height="209" /><strong>Anno 2073</strong>, la palla quadrata è una realtà, come il campo triangolare. Le resistenze dei fanatici della tradizione sono finalmente cadute, il tennis è cambiato. Il progresso non può essere fermato, è consentito andare soltanto avanti. Gli sponsor hanno spinto verso una nuova direzione, un futuro fatto di superficie intercambiabili, divise a metà, mai viste prima d&#8217;ora. Si gioca sul ghiaccio, sui chiodi, sulla paglia e persino su piccoli pezzi di vetro sminuzzati a dovere. Le palline ruotano in aria seguendo traiettorie insolite, casuali: lo spettacolo è sempre garantito. Le racchette sono leggerissime, ma in grado di fermare qualunque cosa sulle corde d&#8217;acciaio, capaci di respingere tutto, a velocità elevatissime. I giocatori assomigliano a tristi robot, i loro gesti appaiono meccanici, la violenza dei colpi domina gli incontri, simili a grezzi duelli per la sopravvivenza. I maestri hanno avuto il tanto sospirato riconoscimento giuridico, sono dei veri lavoratori, con regolare contratto e una pensione: per averla devono versare 73 anni di contributi. Ora possono fare lezione con il cellulare, magari seduti comodamente al bar, impartendo le disposizioni agli allievi mentre vengono spiati dalle micro telecamere poste un po&#8217; dappertutto;</p>
<p><span id="more-2023"></span>chi non si affida alla tecnologia ha pochissimi clienti, di solito molto avanti con l&#8217;età, praticamente moribondi. Le scuole tennis sono piene di giovani, tuttavia nessuno impara, nessuno migliora, a nessuno importa. <strong>Anno 2173</strong>, la palla triangolare è una realtà, come il campo ovale, che non può essere calpestato, soltanto aggirato. Il progresso delle idee non può essere bloccato, bisogna andare avanti, ancora ed ancora. Gli sponsor hanno in mano tutti gli sport, comandano i soldi, persino la bravura è in vendita. Esposta nelle vetrine dei migliori negozi, è spacciata come una droga, che entra nelle vene e trasforma l&#8217;incapace in un campione dopo poche dosi. Chiunque può diventare un giocatore professionista, la parola talento è stata cancellata dai vocabolari, inutile qualsiasi tipo di allenamento. I maestri invece di insegnare smerciano la preziosa pozione, di contrabbando, di nascosto; ogni tanto qualcuno perde la vita, muore per aver ingerito troppa bravura, ma è un rischio che parecchi sono disposti a correre. Le scuole tennis sono un ricordo sbiadito, un vuoto da non colmare, nessuno ha più bisogno di imparare. <strong>Anno 2273</strong>, la palla virtuale è una realtà, come il campo, come il gioco del tennis, come la vita stessa. È sufficiente schiacciare un pulsante, premere un bottone e qualunque cosa appare all&#8217;improvviso, su misura, ad esaudire ogni minimo desiderio. Nulla è vero, è solamente una creazione dell&#8217;immaginazione, una visuale sul nulla, su quello che non c&#8217;è più. Vincere o perdere, persino il giocare non hanno senso, è stabilito prima da un programma capace di simulare anche le emozioni. I maestri sono finti, parlano a sproposito, attraverso parole messe in bocca da un computer, slegate tra loro e senza filo logico: niente è possibile imparare, semplicemente perché niente esiste. Gli sponsor hanno creato un altro mondo, dove chiunque può credersi chiunque, senza rendersi conto di dove sia, di che cosa stia vivendo. Le scuole tennis sono un file, un&#8217;impostazione ridicola, un giochino per bambini annoiati.<strong> Anno 2373</strong>, il concetto di palla non esiste più, l&#8217;uomo non esiste più. Soltanto il pensiero è rimasto, il corpo è stato gettato al macero, distrutto insieme alla altre inutili cose. La telepatia ha preso il potere in breve tempo, unica voce nel silenzio assordante del pianeta terra. Il tennis è evaporato in pochi secondi, si è disperso nell&#8217;aria come un gas, debole e confuso: gli sponsor l&#8217;hanno guardato e lasciato svanire.<strong> Anno 2473</strong>, l&#8217;ultimo pensiero ha smesso di respirare. Ora solo il vuoto. Il nulla. Il buio. Il silenzio prima del silenzio. Poi un colpo. Improvviso. Un altro colpo, ed un altro colpo ancora. Se qualcosa potesse dire di esistere, sembrerebbe una partita di tennis. Forse è il Maestro che sta giocando, prima di tornare a creare. <strong>Anno 4073</strong>, un italiano vince un torneo del Grande Slam: sono passati poco più di 2000 anni. La storia per fortuna non sempre segue il medesimo corso.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>Senza Categoria (4) Previsioni del tempo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 23:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I giorni della merla ci hanno portato una consistente dose di freddo, una nuova spruzzata di neve, temperature da record sotto lo zero. Dall&#8217;altra parte del globo, l&#8217;estate ha toccato il suo punto più alto, il sole si è mostrato in tutta la sua forza, scaldando, scottando e in qualche occasione bruciando. Gli Australian Open [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1999" title="meteo" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2010/02/meteo-380x209.jpg" alt="meteo" width="380" height="209" />I giorni della merla ci hanno portato una consistente dose di freddo, una nuova spruzzata di neve, temperature da record sotto lo zero. Dall&#8217;altra parte del globo, l&#8217;estate ha toccato il suo punto più alto, il sole si è mostrato in tutta la sua forza, scaldando, scottando e in qualche occasione bruciando. Gli <strong>Australian Open</strong> sono stati invasi, come di consueto, da un pubblico numeroso, appassionato, competente, e pronto a godersi uno spettacolo imperdibile, esaltato dalla stagione più bella. Le previsioni si sono rivelate esatte, nessun dubbio alla fine del torneo, i meteorologi hanno fatto il loro dovere; qualcuno dice che non fosse poi così difficile, altri invece hanno sottolineato la bravura, la capacità di capire come il tempo sarebbe potuto cambiare, partita dopo partita. Poche sono state le nuvole che hanno attraversato il cammino di <strong>Roger Federer</strong>, leggere come i suoi passi, ma inconsistenti quanto gli avversari. Una brezza ristoratrice in mezzo al deserto, una tiepida folata in una dolce serata estiva, il vento che accompagna solamente i veri giocatori: ecco che cosa è lo svizzero. Nessuna pioggia ad intralciarlo, a bagnare i meccanismi oliati alla perfezione, nemmeno una lieve perturbazione a disturbare le sue mosse, il cielo per lui è sempre stato sgombro.</p>
<p><span id="more-1998"></span>Agli dei dell&#8217;olimpo è concesso uno scenario limpido, un palcoscenico fatto di colori chiari, pieni di luce: il lampo che illumina il primo giocatore al mondo. <strong>Andy Murray</strong> ha cercato di lasciare la pioggia a casa, di dimenticarla tra i bagagli smarriti all&#8217;aeroporto, ci è riuscito fino al giorno della finale. Per lui le nubi sono comparse al momento sbagliato, e subito hanno coperto il sole, il sereno che l&#8217;avevano condotto ad un passo dal successo. Un gocciolare doloroso, mescolato al sudore della sconfitta, e al sale delle lacrime che tanto avrebbe voluto tirar fuori. Il terremoto<strong> Jo Wilfried Tsonga</strong> è rimasto ai piedi della scala Mercalli, ma anche di quella che gli sarebbe servita per salire tra i grandi. Non gli è bastato tentare di rivoltare il terreno, di sconquassarlo, di rovesciarlo con forza e violenza: le protezioni antisismiche di Federer hanno bloccato ogni danno possibile. La nevicata che non ti aspetti, quel fuori stagione imprevedibile, quando il guardaroba è ormai cambiato: <strong>Marin Cilic</strong> si è insinuato subdolo, ma anche sfacciato, cercando di ribaltare le stagioni. Un tentativo quasi riuscito, un colpo di stato vicino al completamento, caduto davanti ad uno scozzese per nulla spaventato. <strong>Nikolay Davydenko</strong> si era presentato come un uragano, un potente ciclone pronto a distruggere tutto, avversari compresi. Un nemico devastante, giunto dalla glaciale Russia, con pochi sentimenti, ma tanta voglia di lasciare il segno. Come gli era accaduto in passato, si è presto trasformato in una piccola tempesta, destinata a sfogarsi nelle ristrettezze di un bicchiere d&#8217;acqua. Non tutti resistono sotto il sole cocente, bisogna essere abituati, avvezzi a filtrare i suoi raggi, e renderli innocui. <strong>Novak Djokovic</strong> si è sciolto come un timido fiocco di neve, evaporando alla prima vera difficoltà, per trasformarsi in un sottile filo di fumo, e scomparire nel nulla. Tuoni e fulmini. Il diavolo che gioca a bocce. Il cielo squartato da luci e suoni, il caos. <strong>Rafa Nadal</strong> non è più un demonio. È appena lo sbiadito ricordo di un temporale estivo, passeggero e fugace, incapace di restare a lungo. Chissà se un giorno fuoco e fiamme torneranno a fare terra bruciata. La grandine che rovina il raccolto, grande come una pallina da tennis.<strong> Juan Martin Del Potro</strong> ha provato a fare di nuovo il guasta feste, a scagliare dal cielo il solito profluvio di colpi: è miseramente precipitato, inoffensivo tra le braccia del perfido croato. I meteorologi hanno azzeccato ogni previsione, nessuna critica è concesso muovere contro di loro. Il bello e il cattivo tempo appartengono ancora allo stesso Re, davanti al suo trono poche deboli nubi si intravedono all&#8217;orizzonte.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>Senza Categoria (3) Al bando</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 14:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al bando le metafore, al confine le sfumature, le interpretazioni, i giochi di parole: è il primo giorno dell’anno. Forse il momento più adatto per dire la verità, per scriverla, per leggerla; svestita, denudata di tutte le costruzioni letterarie, dei castelli argomentativi, delle elucubrazioni sottili e non. Gli ingredienti necessari sono pochi, semplici e facilmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1855" title="confine" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2010/01/confine-380x209.jpg" alt="confine" width="380" height="209" />Al bando le metafore, al confine le sfumature, le interpretazioni, i giochi di parole: è il primo giorno dell’anno. Forse il momento più adatto per dire la verità, per scriverla, per leggerla; svestita, denudata di tutte le costruzioni letterarie, dei castelli argomentativi, delle elucubrazioni sottili e non. Gli ingredienti necessari sono pochi, semplici e facilmente reperibili: chiarezza, sincerità, coraggio; azzeccate le quantità, è sufficiente dare una energica mescolata per amalgamare tutto, e vedere subito il naturale risultato. Perché perdersi in labirinti senza uscita? Perché continuare a vagare nella nebbia? Perché ostinarsi a rimanere nascosti? È sempre molto comodo mantenere una posizione, un artefatto atteggiamento, faticoso invece muoversi in avanti, uscire dalla bolla che protegge, salva, difende. Una fortezza di discorsi, mistificazioni, teorie pronte a confutare, a eccepire, come simbolo del tentativo di salvaguardare, di riparare sé stessi dal pericolo imminente. Al bando, al confine più lontano, agli estremi dove diventa quasi impossibile recuperare tutto questo, costretti ad abbandonarlo, a dimenticarlo: almeno il primo giorno dell’anno.</p>
<p><span id="more-1854"></span>Un biglietto di sola andata per qualche meta esotica? Uno specchio tirato a lucido? La pozione magica del più strano degli stregoni? Soltanto coraggio, sincerità e chiarezza. Unite nelle dosi corrette, fuse a formare un impasto trasparente, visibile, dal sapore d’incanto: non serve arrovellarsi, bastano pochi gesti per una ricetta di elementare fattura. Più complicato è cercare inutili acrobazie, funamboliche riflessioni, spettacolari quanto improbabili ragioni, giustificazioni, esercizi di puro equilibrismo dialettico. Una fragile copertura, un velo destinato a scendere, da mandare in esilio prima che sia troppo tardi; con coraggio, sincerità e chiarezza almeno il primo giorno dell’anno.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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